La Nuova Ferrara

Ferrara

la protesta degli avvocati  

«Paziente morì per la legionella dopo tre anni inchiesta monca»

«Paziente morì per la legionella dopo tre anni inchiesta monca»

I legali della famiglia di Lina Fogli: aspettiamo dati richiesti un anno e mezzo fa Il decesso dell’esponente della Consulta di Comacchio nel 2016 al Sant’Anna  

3 MINUTI DI LETTURA





Il 31 marzo del 2016, al Sant’Anna di Ferrara, morì Lina Fogli, una delle “fondatrici” della Consulta per la difesa dell’ospedale di Comacchio. Aveva 71 anni, era ricoverata da alcuni giorni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Cona «ed è deceduta, come ha stabilito il consulente tecnico della procura, per una polmonite da legionella», ricorda l’avvocato Lucia Gabrielli, che rappresenta i familiari di Lina Fogli assieme alla collega Daniela Bizzotto, assieme alla quale dirige il Tribunale per i diritti del Malato di Ferrara.

la vicenda

In seguito al decesso, prosegue la ricostruzione dell’avvocato, la procura aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

«Dopo quasi tre anni dal decesso e a circa un anno e mezzo dalla richiesta di integrazione di perizia che abbiamo presentato – osserva l’avvocato Gabrielli – non abbiamo ricevuto ancora risposta e non sappiamo se l’inchiesta si sta muovendo o no». La paziente, come aveva precisato allora l’azienda ospedaliera, era stata ricoverata al Sant’Anna dal 4 al 20 febbraio 2016 e dopo essere stata dimessa era rientrata a casa. Qualche giorno dopo subì un nuovo ricovero, all’ospedale del Delta, e fu trasferita, già in condizioni critiche, a Cona il 27 febbraio 2016. Lì, in Rianimazione, era morta l’ultimo giorno di marzo. Tempi che furono scanditi dall’azienda ospedaliera il giorno successivo al decesso avvenuto, secondo le prime notizie fornite dall’ospedale, per «insufficienza multi-organo».

La consulenza tecnica aveva indicato «una fascia temporale entro la quale la nostra assistita era giunta a contatto col batterio: dal 14 al 22 febbraio 2016. In quel periodo Lina Fogli era ricoverata in Nefrologia a Cona – prosegue il legale – L’Arpa, già nei primi passi compiuti dall’inchiesta, aveva svolto accertamenti sugli impianti idrici presenti all’interno dell’abitazione di Lina Fogli, che avevano escluso che il contagio potesse essere avvenuto tra le pareti domestiche. La legionella sarebbe quindi stata contratta durante il ricovero al Sant’Anna».

gli ultimi passi

Dall’inchiesta risulta che nella stanza numero 8 del reparto di Nefrologia, prosegue l’avvocato Gabrielli, ra stato eseguito un prelievo dal quale risultava che la concentrazione del batterio era pari a 7.500 ufc (unità formanti colonia) per litro, «furono quindi esclusi profili di responsabilità a carico della struttura». Contro la richiesta di archiviazione presentata dal pm però fu presentata una istanza di opposizione dai legali della famiglia Fogli. «Il giudice la accolse – aggiunge Lucia Gabrielli – e rilevò che mentre la ricostruzione del consulente tecnico dichiarava che non erano state effettuate le analisi nel domicilio della paziente, invece quei prelievi erano stati eseguiti, inoltre che non erano stati prodotti documenti dell’ospedale relativi all’attività svolta per il controllo delle acque». Nell’inchiesta finora sarebbero entrati i nomi di sei indagati.

«Dal 5 luglio 2017, quando abbiamo depositato l’istanza per integrare la perizia – conclude l’avvocato – non abbiamo più avuto risposta. Dal decesso e dalle prime fasi dell’inchiesta è trascorso un tempo molto lungo e ci chiediamo perché ancora non si sia giunti a un esito». –

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google