La ditta usata come bancomat Sequestrato mezzo milione
Nei guai per evasione e frode un imprenditore e il suo prestanome Distrutti i documenti contabili e prosciugati i beni per sottrarli all’Erario
Considerava la sua impresa come una specie di salvadanaio, anzi un vero e proprio bancomat da cui attingere denaro, con sistemi non proprio ortodossi e ai danni dei fisco e dei creditori.
Un castello di carte
Per non pagare le tasse ha evaso il fisco, per impedire le indagini della Finanza ha nascosto o distrutto i documenti contabili, e per sottrarsi al pagamento dei creditori (non solo lo Stato, ma anche i fornitori) ha prosciugato i conti della società, trasferendo a proprio favore circa 200mila euro.
Il prestanome
A reggere questo castello di carte aveva chiamato un prestanome, una persona che aveva poco e niente da perdere perché già rovinato e macchiato da altri guai per frode fiscale in cui era incorso in passato.
Ma restava comunque un castello di carte che la Guardia di Finanza di Ferrara ha fatto crollare con un’attività di indagine che nel giro di pochi mesi ha portato a un sequestro preventivo di beni per 540mila euro, equivalente all’importo dovuto all’Erario.
Le indagini
A finire nei guai un cinquantenne ferrarese, amministratore di fatto di un’impresa di installazione di impianti elettrici con sede in città, e un altro ferrarese sessantenne, amministratore di diritto della stessa società, ovvero il prestanome che aveva accettato di assumersi la responsabilità formale degli artifici messi a punto dal “socio”, che al contrario era incensurato.
Tutto è partito da una normale verifica fiscale da parte delle Fiamme Gialle, che nel corso degli accertamenti si sono accorti non solo che non erano state presentate le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre-quattro anni, ma che nel frattempo l’azienda era stata “svuotata” di tutto il suo patrimonio, per mettere in salvo la liquidità, e la documentazione contabile era stata occultata o nascosta per evitare le conseguenze penali dell’evasione. Inoltre l’amministratore di fatto si era impossessato di 200mila euro distraendoli dai conti aziendali, con danno anche per i fornitori che aspettavano di essere pagati.
Il sequestro
Una serie di azioni fraudolente emerse grazie ad alcuni mesi di indagini svolte da più reparti della Finanza ferrarese e coordinate dalla procura.
Accertamenti approdati alla denuncia dei due amministratori per una serie frodi e reati fiscali, e soprattutto a un decreto di sequestro preventivo di otto immobili appartenenti agli indagati nonché delle somme in denaro depositate sui conti correnti personali e societari. In tutto, oltre mezzo milione (540mila) di euro, corrispondenti all’importo dovuto dagli indagati al fisco e agli altri creditori. —
A.M.
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