La caccia ai volti nuovi Lodi incognita leghista
il retroscena
Mai vista tanta gente ad una presentazione di candidati del centro destra, nemmeno ai tempi del Pdl con Berlusconi al top. L’aria di possibile vittoria richiama vicino al carro trainato da Fabbri mondi che avevano sempre evitato di fare una scelta di campo. L’università, ad esempio, che sarà ben rappresentata nella lista di Andrea Maggi, che qualcuno dà addirittura come possibile vicesindaco. «Non abbiamo mai parlato di poltrone» ripetono come un mantra tutti gli interpellati, ma da ieri l’argomento è ineludibile. Anche perché la Lega continua a non scoprire le carte della squadra che affiancherà Fabbri e Nicola Lodi («il mio lavoro è servito a smuovere qualcosa in città»): l’unico volto speso in questi mesi è quello di Lorenzo Barbieri, “bruciato” dallo scontro con il leader, e del segretario comunale si parla come del possibile successore di Fabbri in Regione, in autunno. Giovanni Cavicchi, esponente storico del partito, medita una ricandidatura per il solo consiglio comunale.
Il conflitto generazionale è una prima chiave di lettura per andare alla scoperta della nuova classe dirigente che si candida a guidare la città. Plastico, al tavolo di ieri, il confronto tra il senatore Alberto Balboni, «sono la prova vivente che a Ferrara si può cambiare», e il figlio Alessandro, seduto in fondo al tavolo, «cosa si può chiedere di più ad un sindaco: Fabbri ha esperienza ma è giovane ed energico»; entrambi... Fratelli d’Italia, naturalmente. In piedi ha ascoltato tutto Vittorio Anselmi, ex candidato sindaco e capogruppo forzista in questi anni d’opposizione: confessava la scarsa propensione alla ricandidatura, «ormai è il tempo di un’altra generazione»; al tavolo per FI solo il giovane commissario Matteo Fornasini, pure in lizza per la poltrona di vicesindaco. A riprendere in video tutto c’era Michele Lecci, volto nuovo leghista.
L’altra chiave sarà il coinvolgimento delle associazioni economiche, gli agricoltori citati da Fabbri («li hanno dimenticati») ma anche i commercianti. Nell’altra sala ascoltava tutto Davide Urban, direttore Ascom, «ma sono qui a prendere il caffè». —
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