Un percorso partecipato per recuperare lo storico teatro
Il sindaco ha incontrato le associazioni per le strategie e l'uso del Concordia, in attesa dei lavori
PORTOMAGGIORE. Finalmente ci siamo. Uno slogan e una felice presa d’atto della prossima rinascita, dopo decenni di attesa, dello storico Teatro Concordia di Portomaggiore. Una rinascita resa possibile grazie al finanziamento deciso dal Cipe e dal Mibac (il ministero dei Beni artistici e culturali) nel settembre del 2018 e confermato in un recente incontro svolto a Roma dal sindaco Nicola Minarelli.
In ballo (su un miliardo e 700 milioni di euro per altri interventi in tutta Italia) ci sono 3, 5 milioni di euro. Il sindaco ha voluto incontrare l’altra sera in sala consiliare le associazioni culturali locali, per informarle dei complessi percorsi normativi che hanno portato all’importante risultato e dare il via a un percorso partecipato per l’atteso recupero del teatro.
«Diamo vita a un progetto che aspetto da decenni-ha detto il sindaco – e iniziamo un percorso per stimolare idee e progettualità da parte di tutti. Il teatro riceve fondi come altri interventi per Ferrara e Comacchio. Il Cipe ci ha confermato la cifra a bilancio, le risorse sono impegnate e pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Positivo si è dimostrato il rapporto diretto tra il ministero e il comune interessato. Per cui, ci è anche stato detto, prima partite col progetto e meglio è. Di fatto l’amministrazione locale non deve anticipare la somma, ma i soldi saranno dati alla Stato in fase di avanzamento lavori (Sal). Ma attenzione dobbiamo fare proposte precise sulle somme stanziate ogni anno, altrimenti al Sal saranno decurtati i fondi del 20%».
Quindi l’intenzione è di dare il via il prima possibile alla procedura (i lavori forse dal 2020) «e magari entro un mese avere idee chiare, Il teatro non sia una cattedrale nel deserto – ha ribadito Minarelli –, ma fruibile per eventi vari: teniamo conto che avrà 200 posti in tutto e importante sarà la gestione: va evitato che, in nome della “portuensità”, vada a persone poco competenti. Ho già visto buoni esempi di altri piccoli teatri ben gestiti. Vediamo anche usi alternativi».
Le prime idee – e richieste di chiarimenti – sono venute dalle associazioni e da Giovanni Tavassi, capogruppo consiliare del Gruppo misto: «Dovrà essere un luogo polifunzionale con varie iniziative per l’intera cittadinanza».
Incontri, mostre – è stato il succo dei numerosi interventi – uno spazio culturale di spettacoli (ma vi sono alti costi per nomi importanti) oltre di aggregazione giovanile (ora assente in città). «Pur se la cultura-è stato ribadito a più riprese-è l’investimento maggiore: un obiettivo importantissimo. Si deve quindi evitare di usare il nuovo Concordia in modo parziale. Si usino tutti gli spazi: non solo la platea. È una grande occasione da cogliere certamente».
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