Capoluogo e provincia: due velocità
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sui dati socio-economici del territorio ferrarese
FERRARA. È una provincia spaccata, quella che emerge dai dati socio economici messi in colonna dai sindacati e confermati, per il capitolo imprese, dall’analisi della Camera di Commercio. Il capoluogo galleggia e per alcuni aspetti mostra performance da piani alti di un’ipotetica classifica regionale, il resto della provincia fa fatica, arranca e qua e là affonda. Vedi alla voce lavoro.
Tra il 2012 e il 2016, la città ha perso appena lo 0,6% dei posti di lavoro e il tasso di occupazione dei residenti è addirittura aumentato dell’1,48%, effetto degli investimenti su sanità e assistenza sociale e della crescita del settore turistico e delle agenzie interinali. Nello stesso periodo il dato provinciale (città inclusa - nonostante la città, verrebbe da dire) per l’uno e per l’altro parametro ha fatto segnare un mortificante -2,8%. Ed anche la ripresa occupazionale del 2017, segnata da contratti sempre più precari, fuori dalle mura ha avuto segno opposto: -1,8% contro il +4,8% dei residenti del comune di Ferrara. Vedi alla voce anagrafe. Se la realtà di un capoluogo che invecchia e perde abitanti (-1,1% nel decennio) è una sirena d’allarme che trova troppi interlocutori distratti, il crollo di residenti nel resto della provincia, tre volte maggiore (-3,8%), cos’è?
Le cronache quotidiane parlano di welfare che arretra, reti smagliate, uffici e sportelli che chiudono. Paesi e frazioni da cui anche i medici di famiglia fanno di tutto per andarsene, ma in cui gli anziani restano. Senza attenzioni. I ferraresi che vivono soli hanno in buona parte oltre 65 anni, e per lo più sono donne. È evidente che assicurare loro cura e assistenza, a partire dall’ambito sociale e dalla mobilità, debba essere un impegno ineludibile, tema cruciale in vista di una tornata elettorale che rinnoverà i due terzi delle amministrazioni locali.
Vale anche per il comune di Ferrara, che ha un territorio vasto e disomogeneo, con differenze troppo marcate per servizi e qualità della vita.
Le dinamiche di capoluogo e territorio sono deragliate con la messa in quarantena dell’ente provincia: io ritengo che non sia solo una coincidenza temporale. Togliere mandato politico, competenze e risorse al castello, con l’avvio della riforma poi naufragata nelle urne del referendum costituzionale, ha privato il territorio di un legame amministrativo e di una progettazione d’insieme strategici. Che andrebbero recuperati con una riorganizzazione istituzionale che ha oramai il carattere dell’urgenza.
Buona domenica.
Luca Traini
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