Chiara vive ancora nelle sue ricerche Attestato al merito per il suo contributo
La studiosa Unife morì a 26 anni in Bolivia La cerimonia con la famiglia in Municipio
La storia
Chiara Gemmo, studentessa e ricercatrice eccellente. Lo ha attestato ufficialmente l’Università di Ferrara, che venerdì scorso ha attribuito alla giovane montagnanese scomparsa nel 2016 una “attestazione di eccellenza” nell’ambito delle scienze biomediche e biotecnologiche.
Il riconoscimento
L’ateneo ferrarese ha voluto consegnare questo riconoscimento in un momento molto importante per la vita accademica e in un luogo di prestigio per la città: venerdì scorso, nella sala Arengo del municipio di Ferrara, era infatti in programma la proclamazione finale del titolo di dottore in ricerca in Scienze biomediche e biotecnologiche. Il Collegio dei docenti Unife ha deciso di consegnare questa attestazione a Chiara per le attività di ricerca e per i risultati originali e innovativi nel campo della B-talassemia e dell’anemia falciforme svolte dalla ricercatrice montagnanese.
La tragedia
Laureata a Ferrara in Scienze farmaceutiche, ricercatrice internazionale, all’epoca della tragedia Chiara – che aveva 26 anni – era impegnata in un tour nel Sudamerica per presentare un proprio studio sul sangue, e dalla Bolivia doveva trasferirsi a Buenos Aires per un altro appuntamento di lavoro. Chiara perse la vita a fine luglio in un incidente sul Salar di Uyuni, tra i principali luoghi turistici della Bolivia, il più grande deserto di sale del mondo. Il camioncino su cui viaggiava si ribaltò forse per lo scoppio di uno pneumatico. Con lei morirono altre quattro persone. Durante la cerimonia di consegna dell’attestato sono state proiettate alcune immagini di Chiara e dei suoi lavori. Il professor Roberto Gambari, responsabile di laboratorio del dipartimento, ha ricordato la figura di Chiara e principalmente i risultati raggiunti dalla ricercatrice, a partire dalle pubblicazioni su riviste specializzate come collaboratrice del professor Stefano Rivella a New York.
Il brevetto
L’attività svolta dalla giovane ricercatrice si è peraltro concretizzata in un brevetto che ha portato lustro a tutto l’ambiente universitario. «Non è un attestato alla memoria ma un modo per certificare e riconoscere un’attività che, anche se non conclusa, ha garantito notevoli successi parziali ottenuti nel breve periodo di lavoro, talmente intenso che ha portato appunto a risultati importanti», ha spiegato il professor Gambari. Alla cerimonia, oltre ai famigliari di Chiara, erano presenti anche Thomas Falamischia, presidente dell’associazione “Tutti per Chiara Onlus”, e numerosi membri del direttivo. L’associazione è nata con lo scopo di reperire fondi per la ricerca scientifica in modo di far continuare il sogno di Chiara: nei primi due anni di vita sono state avviate tre borse di studio per giovani ricercatori e sono stati organizzati due congressi. Il mese prossimo verranno ufficializzati nuovi eventi e nuovi finanziamenti a percorsi di studio. —
Nicola Cesaro
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