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la chiesa ritrovata 

Dalle ceneri del sisma rinasce San Benedetto Apertura il 6 aprile

Emanuela De Domenico

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Il grande giorno in cui la chiesa di San Benedetto sarà restituita ai cittadini sta per arrivare. È in programma per il 6 aprile l’apertura ufficiale dopo i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza a seguito del sisma del 2012.

Sette anni di attesa

«Non mi avreste mai creduto se vi avessi detto che avremmo riaperto la chiesa», ha esordito don Stefano Zanella all’incontro di lunedì sera durante il quale sono stati spiegati tutti i complessi passaggi del restauro. Sembra ieri e invece sono già passati sette lunghi anni, durante i quali professionisti, ditte, artigiani, hanno lavorato senza sosta per arrivare alla messa in sicurezza di San Benedetto Abate, una chiesa che ha avuto varie traversie, dai bombardamenti all’incendio per finire col terremoto.

Don Stefano ha precisato che alcuni blocchi si sono avuti soprattutto per questioni burocratiche: «La ditta Reale che ha realizzato i lavori, ha partecipato a una gara d’appalto pubblica, in cui la parrocchia era la stazione appaltante; alla gara hanno preso parte in tutto 39 aziende».

L’architetto Fausto Bianchi, progettista, ha spiegato come il ripristino e la ricostruzione di alcuni elementi siano stati difficili perché «la chiesa è un luogo sacro, era quindi una grande responsabilità riuscire a restituire qualcosa che non fosse troppo diversa dall’originale, ma che nello stesso tempo potesse essere forte e durevole nel tempo».

La chiesa è del tardo ’400 con la costruzione del campanile che risale al 1600, il restauro è stato eseguito, per quanto possibile, rispettando il progetto originale, tenendo conto anche della ricostruzione del 1954.

Gli interventi

L’ingegner Antonio Valva ha snocciolato i lavori di rafforzamento eseguiti, in particolare il rinforzo delle cupole con cappe di calce armate con maglie di vetro, il riempimento delle fratture presenti sugli arconi, e ancora la realizzazione di cinture metalliche delle parti curve nelle cupole e di connettori nel tetto per renderlo compatto. Le lavorazioni eseguite sono nascoste, molto discrete, in modo da non dare l’idea dell’intervento massiccio e invasivo. Il costo dell’operazione è stato di un milione e 200 mila euro e il progetto è stato approvato perché ritenuto valido e fattibile, come ha dichiarato anche l’architetto Pietro Reale. «Poi è arrivato chi ha messo la cipria alla chiesa», è la frase ironica di Giovanni Giannelli, della ditta Ottorino Nonfarmale, che si è occupata della pulizia delle facciate e dei restauri interni. —

Emanuela De Domenico

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