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I Ris dei carabinieri al Museo Delta Antico Da risolvere un enigma di mille anni fa

I Ris dei carabinieri al Museo Delta Antico Da risolvere un enigma di mille anni fa

La Soprintendenza chiede aiuto al reparto scientifico dell’Arma per analizzare un sarcofago del IX secolo 

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il fatto

Arrivano in laguna i carabinieri del Ris di Parma, per sciogliere un enigma che dura da oltre mille anni.

Ha destato curiosità, ieri mattina all’interno del Museo Delta Antico, l’intervento dei militari del Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma, provenienti dalla sede di Parma. L’azione del Ris non era rivolta allo scenario di un crimine, bensì al sarcofago del presbitero Stefano (IX secolo d.C.) , esposto in una delle sale del museo dedicato all’archeologia del territorio. Corpo riconosciuto ed apprezzato per delicate indagini, che scaturiscono a seguito di crimini particolarmente complessi, per i quali è necessario il reperimento di tracce biologiche, in questo caso il Ris ha messo in campo tutta la professionalità acquisita, al servizio della storia antica.

lo studio

Con l’impiego di tecnologie all’avanguardia e sofisticate strumentazioni, i militari delle investigazioni scientifiche di Parma, hanno effettuato una serie di accurate verifiche, tese a far luce su alcune iscrizioni antiche incise sul sarcofago custodito, sino al novembre del 2014, nel duomo di San Cassiano.

Per tutta la durata dei rilievi, i militari del Ris sono stati assistiti da alcuni funzionari del laboratorio di restauro della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Ravenna, intervenuto già 5 anni fa per restaurare il reperto, dopo la sua estrazione dal lato destro dell’abside della concattedrale. Presenti anche lo storico Aniello Zamboni, nella sua qualità di direttore dell’Istituto di cultura antica Diocesi di Comacchio, la direttrice del Museo Delta Antico, Caterina Cornelio, e la responsabile dei servizi museali Laura Ruffoni.

la sorpresa

La notizia della presenza del furgone del Ris in centro storico a Comacchio si è divulgata rapidamente, ieri mattina, ma residenti e visitatori del Museo Delta Antico hanno ben presto colto che l’oggetto delle attenzioni del prestigioso corpo investigativo dell’Arma era un reperto antico. Infatti sono stati intercettati, fra il cortile di Palazzo Bellini, il Ponte degli Sbirri e lo stesso museo, gli spostamenti di attrezzature, comprese lampade e strumentazioni di supporto, trasportate a piedi dai funzionari del laboratorio di restauro.

L’area interessata dai rilievi è rimasta interdetta alle visite e nulla è trapelato al riguardo, non solo per garantire riservatezza al lavoro degli inquirenti, ma anche perché ogni riscontro potrà scaturire solo al termine di meticolose analisi.

Altro aspetto che gioca a favore della collaborazione tra istituzioni, come il caso in esame rivela, è quello concernente il restauro di alcune parti del fronte del sarcofago, da cui risulta che si siano staccati alcuni frammenti. L’intervento sarà sempre a cura del Laboratorio di restauro della Soprintendenza di Ravenna.

Probabilmente occorreranno settimane prima di conoscere l’esito degli accertamenti. Il sarcofago altomedievale aveva custodito anche i resti del vescovo di Comacchio, Niccolò D’Arcano (1637-1714). —

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