La Comunità ebraica: si rischia di mortificare il ruolo del museo
Non è stato un fulmine a ciel sereno, per la comunità ebraica ferrarese, ma certo la notizia del taglio di fondi per il completamento del Meis è di quelle che hanno bisogno di posarsi e sedimentarsi, prima di produrre per intero i loro effetti. Di qui la reazione misurata, anche se già di segno negativo, del presidente della comunità, Andrea Pesaro.
«Sapevo che c’era un’ipotesi in questa direzione ma non mi ero ancora confrontato in merito con l’amministrazione e con il Meis. Spiace molto questa decisione anche perché ci sono già affidamenti per nuovi lavori: può darsi che siano cambiate le priorità governative, al momento non so dirlo - è il rammarico di Pesaro - Il completamento del Meis per la nostra comunità ha un grande valore, perché stiamo parlando di un museo storico, non una esibizione di oggetti e documenti. È fondamentale per far capire la storia degli ebrei italiani e il mancato completamento andrebbe a mortificarne il ruolo di documentazione e formazione».
La Comunità ebraica ferrarese ha un proprio museo, nell’ex ghetto di via Mazzini, che da tempo è stato dichiarato inagibile: proprio in funzione dell’apertura del Meis si era deciso, una volta completati gli interventi strutturali per ottenere di nuovo l’agibilità, di «riaprirlo con caratteristiche diverse, accentuando il carattere ferrarese dell’allestimento».
Per quanto riguarda le prospettive del Meis, Pesaro non getta la spugna: «Voglio sperare che si tratti solo di una battuta d’arresto, prenderò al più presto contatti con i vertici del Meis per capirne di più. L’attività del museo, peraltro, non deve arrestarsi: la prima mostra sulla storia dell’ebraismo in Italia è stata molto importante. Il mese prossimo c’è l’inaugurazione della mostra successiva, sul Rinascimento, grazie alla quale si potrà comprendere quanto ha inciso la presenza e l’opera degli ebrei». —
S.C.
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