La Nuova Ferrara

Ferrara

la politica 

«Chiediamo confronto Non siamo di serie B»

2 MINUTI DI LETTURA





«Punta ad un utile da 450 milioni, ma chiude ben 11 filiali nel ferrarese: la politica di Bper, in un pur comprensibile piano di riduzione dei costi, non è quella giusta per far crescere Ferrara»: tuona Alan Fabbri, capogruppo Lega in Regione e candidato sindaco. E chiede ciò che i sindacati sollecitano: «Un confronto sulle future strategie che l’istituto ha in mente per la città: i risparmiatori hanno già pagato abbastanza per il crac Carife e da chi ha acquistato un istituto storico al prezzo simbolico di un euro, ci aspetteremmo maggiore rispetto. Ferrara non è territorio di serie B e non deve essere trattato come una colonia».

Anche Ilaria Baraldi, segretaria Pd, tira per la giacca la dirigenza Bper: «La piazza di Ferrara, nel sistema creditizio, è una piazza che offre risorse importanti e sbocchi significativi: la città si aspetta che la banca che ha acquisito la vecchia Carife ne tenga conto e non si limiti ad attuare misure di taglio e disimpegno».

Per questo motivo «continueremo a chiedere a Bper attenzione alla specificità del caso ferrarese».

Ma sul caso Bper, tagli e altro, Marco Pettazzoni, consigliere Lega ha presentato un'interrogazione in Regione: «Bper - ha ricordato - rappresenta storicamente uno degli istituti di credito maggiormente rappresentativi del nostro territorio e in seguito all'annuncio del nuovo Piano industriale e dei tagli del personale, alcuni sindaci emiliano romagnoli avrebbero chiesto un incontro ai vertici dell'Istituto bancario». Dunque, si interroga la giunta per sapere «se, alla luce dei possibili esuberi di numerosi dipendenti, intenda attivare un tavolo istituzionale con Bper per tutelare i lavoratori dell'istituto bancario». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google