Dal lampione “sparito” alle frane lungo i canali La rabbia dei residenti
Dibattito aperto con la giunta Don Giorgio chiede a gran voce la nuova pista ciclabile Ma gli amministratori puntano sulla sicurezza delle strade
Settepolesini. Via Diamantina e la situazione dei canali sono al centro dell’attenzione, nel dibattito con la giunta a Settepolesini. «Che fine ha fatto il lampione all’inizio di Canal Bianco?», viene richiesto a sorpresa dal pubblico.
il lampione
«Si trattava di un lampione alimentato da fotovoltaico – dice l’assessore ai lavori pubblici, Marco Vincenzi – dove il pannello solare non era abbastanza potente per sostenerne la potenza».
Si richiede anche la ripresa di fondo Bellaria, strada particolarmente ammalorata. Il disagio è acuito dalla presenza, in estate, dei camion per la raccolta dei cereali e degli orticoli. «Abbiamo messo anche quest’anno 500mila euro di risorse per gli asfalti – ricorda la giunta nell’incontro – ed altrettanto faremo il prossimo anno, per concludere la manutenzione di tutte le strade comunali entro la fine del mandato».
le frane
Tra i disagi, anche le frane nei canali limitrofi, provocati (a quanto pare) dagli svasi troppo repentini, al termine della stagione siccitosa: «Il Consorzio di Bonifica – dice un altro cittadino – dove mette i nostri soldi? Chiediamo aiuto per sistemare le sponde e anche per risolvere il problema delle nutrie. Una volta, ad ogni inverno facevano un intervento di pulizia del canale, oggi invece non li vediamo più. Se non riprendiamo le emergenze ora – conclude – poi serviranno milioni di euro per risolvere i problemi».
la proposta del prete
La proposta di don Giorgio Lazzarato, tra il pubblico dell’incontro, è quella di collegare la pista ciclabile del canale di Burama con il “Triangolo” di Salvatonica e la Destra Po. «Prima della crisi – ha risposto il vicesindaco Simone Saletti – si era parlato di rivitalizzare il “Triangolo”, con anche un pontile, ma il tutto si è arenato. Facciamo parte del progetto di ciclabili “Vento” (Venezia-Torino; ndr) e se si realizzerà sull’altro lato un’altra ciclabile verso la Croazia, potrebbero aprirsi delle possibilità di accedere a bandi».
«Preferiamo al momento mettere prima in sicurezza le strade del territorio e, magari, provare anche accedere a fondi europei o di altri enti per completare percorsi ciclabili altrimenti impossibili da realizzare». «In queste occasioni di incontro – conclude don Giorgio – dobbiamo anche comunicarci le cose che funzionano, la gente che lavora e l’interesse per il territorio». —
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