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COMACCHIO

Un tetto per chi non ce l’ha: rete di solidarietà attiva

Un tetto per chi non ce l’ha: rete di solidarietà attiva

È un progetto sperimentale che vede l’offerta di posti letto per chi non ha casa L’accesso alle strutture non è diretto ma su segnalazione dei servizi sociali  

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COMACCHIO. Solidarietà in rete tra Comuni del distretto sud-est, Asl e mondo del volontariato, per tendere una mano ed assicurare un tetto a cittadini in condizioni di svantaggio e privi di legami familiari. . aiuto a chi è solo

Ha preso forma in questi giorni un progetto sperimentale, che vede al centro una rete di strutture residenziali che, a rotazione, sul territorio distrettuale, saranno messe a disposizione di cittadini in gravissime condizioni di svantaggio socio-economico.

Il contrasto dell’esclusione sociale e la promozione dell’autonomia di persone in condizioni di povertà estrema o a rischio di emarginazione sono le finalità di questo progetto, il quale sarà costantemente monitorato da esperti del Servizio sociale dell’Asp del Delta Ferrarese e da responsabili dei servizi sociali dei Comuni che sono coinvolti nell’iniziativa.

Il progetto. «Il progetto è inteso come intervento residenziale strutturato – si legge nella determina di adesione – in cui poter inserire l’utente, basandosi sulla necessità di evitare di dover costruire, in condizioni di emergenza, una soluzione immediata, senza inserirla in un progetto individuale, che possa dar una risposta efficace».

Le strutture di accoglienza deputate a fronteggiare situazioni di emergenza abitativa sono quelle che sul territorio distrettuale già operano in ambito assistenziale, sotto il coordinamento di soggetti che ruotano attorno all’associazionismo sociale.

Le strutture. Sono due le strutture incaricate a perseguire gli scopi del progetto e precisamente quella in via don Bosco a Comacchio, di fronte alla concattedrale, gestita dall’associazione “Il Ponte” e quella con sede ad Ospital Monacale, nell’argentano, gestita dall’associazione “Viale K”.

La prima, con i suoi due posti disponibili (non ad accesso diretto, ma su segnalazione dei Servizi sociali) si qualifica come “punto di accoglienza a bassa soglia” ed è rivolta a donne e uomini in emergenza abitativa nel distretto sud-est dell’Asl, sprovvisti di rete familiare di supporto.

I costi. La retta giornaliera, di importo pari a venti euro, ricade per il primo ed il secondo mese sul fondo sociale locale, mentre per eventuali periodi successivi è a carico del Comune di residenza degli interessati. Per quanto riguarda la struttura gestita dall’associazione “Viale K” , invece è definita come “centro di ospitalità” , consta di 3/4 posti, sempre ad accesso disposto dai Servizi sociali territoriali e prevede tempi di accoglienza più lunghi, da 3 a 6 mesi, in base alle valutazioni progettuali. Infine c’è l’opportunità del “Gruppo appartamento”, all’interno di un alloggio Erp, messo in disponibilità da Acer in forma sperimentale. —

Katia Romagnoli

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