Svantaggi dall’embargo russo In regione mancano 68 milioni
Il Centro Studi di Confagricoltura ha realizzato un rapporto sulle conseguenze economiche dell’embargo della Russia sulle importazioni dall’Italia di prodotti agricoli. Le regioni italiane più danneggiate (dati 2018 rispetto al 2013) sono state l’Emilia Romagna (- 67 milioni di euro), il Piemonte (-42 milioni di euro) e il Veneto (-40 milioni di euro). I settori produttivi più colpiti sono la frutticoltura (-100%), il comparto delle carni (-99,9%) e quello degli ortaggi (-99,7%). Seguono il latte e derivati (-93%) e le preparazioni di cereali (-31,3%).
Una netta flessione
«Le sanzioni alla Russia sono costate 68 milioni di euro all’export agroalimentare 2018 dell’Emilia-Romagna, regione che ha subito il contraccolpo maggiore. Così le esportazioni verso la Russia di frutta, ortaggi e formaggi, ma anche di carne, salumi e insaccati, sono crollate da 140 a 72 milioni di euro nel periodo 2013-2018, con una flessione di oltre il 48%. Si può quindi stimare, per difetto, un costo embargo complessivo dall’inizio del blocco pari a 300 milioni di euro per l’export di prodotti agricoli e alimentari emiliano-romagnoli», così dichiara la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi. L’embargo si protrae dall’agosto 2014, quando il Governo della Federazione Russa ha stabilito il divieto di importazione di molti prodotti agricoli e alimentari provenienti dall’Unione Europea e da alcuni Paesi extra-Ue (Usa, Canada, Norvegia e Australia), come risposta alle sanzioni adottate contro Mosca da Bruxelles per la questione ucraina.
«Tenendo conto – ha stimato il Centro Studi di Confagricoltura - della crescita delle esportazioni italiane di prodotti agricoli e dell’industria alimentare verso la Russia nel periodo 2009-2013 e proiettandola nel periodo 2014-2018, si stima che il valore complessivo della perdita economica dell’Italia a causa dell’embargo russo sia stato pari a 2.431 milioni di euro. Nel 2020 arriverebbe a 3.706 milioni di euro. Intanto gli agricoltori russi, incentivati dal loro governo a tendere all’autosufficienza alimentare, perseguono l’aumento produttivo in termini quantitativi e qualitativi. Da Confagricoltura l'esigenza di riconsiderare le posizioni assunte, c’è il rischio che i nostri prodotti non trovino più spazio su questo mercato».
«Sono già trascorsi quattro anni e mezzo da quando la Russia ha posto l’embargo su diversi prodotti agroalimentari dell’UE, in risposta alle sanzioni per la crisi in Crimea, ma il settore agricolo non ha ancora assorbito lo shock, soprattutto per quanto concerne il comparto ortofrutticolo, il ché riguarda fortemente la nostra provincia – lo afferma il presidente di Confagricoltura Ferrara, Pier Carlo Scaramagli che prosegue – occorre pensare anche, o forse soprattutto, ai costi indiretti, perché la Russia rappresentava un’importante destinazione per molti Paesi europei». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google