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L'Ue denuncia l'Italia per lo smog

Marco Bresolin
L'Ue denuncia l'Italia per lo smog

"Poca cura per la qualità dell'aria". Maglia nera alla Pianura Padana, ma anche a Torino, Firenze, Genova, Roma e Catania

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FERRARA. Provvedimenti poco incisivi e sforamenti continui: l’Italia resta maglia nera in Europa per lo smog e la Commissione europea ha deciso di deferirla alla Corte di Giustizia Ue. Sotto accusa, gli sforamenti di biossido di azoto (NO2), un «processo» iniziato nel 2015 e che corre su un binario diverso rispetto a quello legato agli sforamenti di Pm10, per cui Roma era stata deferita alla Corte nel maggio dello scorso anno. Martedì il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, era a Bruxelles e ha incontrato il commissario Karmenu Vella. Negli ultimi mesi il ministro ha intensificato le sue visite nella capitale Ue per cercare di bloccare l’iter delle procedure di infrazione aperte, ma in questo caso il pressing non è servito. E così ieri i 28 commissari hanno dato il via libera politico alla decisione già presa lunedì dai loro capi di gabinetto. Il provvedimento verrà annunciato oggi a mezzogiorno. Il biossido di azoto è in gran parte legato all’inquinamento da traffico stradale. E l’Italia ha violato la direttiva per i continui sforamenti, ma anche «per la mancata adozione di misure appropriate per garantire la conformità e mantenere il periodo di superamento il più breve possibile». 

Sul banco degli imputati c’è, come sempre, l’area della Pianura Padana, ma anche altre città come Torino, Firenze, Genova, Roma, Campobasso e Catania.

Nel maggio dello scorso anno l’Italia era stata bocciata (insieme con Romania e Ungheria) per i valori delle polveri sottili (Pm10), ma era riuscita a evitare la bocciatura per gli sforamenti di NO2 (per cui Bruxelles ha già portato davanti ai giudici la Francia, la Germania e il Regno Unito). Dieci mesi dopo, però, i risultati sono ancora deludenti e oggi Bruxelles farà scattare il deferimento. Per arrivare alle sanzioni, l’iter è ancora lungo e serviranno due pronunciamenti della Corte, ma – almeno da un punto di vista potenziale – le multe (calcolate sui giorni di sforamento) possono arrivare fino al miliardo di euro.

Oggi l’Italia verrà deferita alla Corte di Giustizia anche per un’altra vicenda, sempre legata alle politiche ambientali. Sotto la lente c’è il trattamento delle acque reflue urbane, che ha già portato all’apertura di quattro diverse procedure di infrazione, classificate in base alla dimensione dei Comuni. Il deferimento riguarda agglomerati urbani con più di duemila abitanti: si tratta di 758 aree, in tutta Italia, che presentano depuratori non a norma. C’è poi una terza procedura che oggi subirà un passo in avanti, anche se non siamo ancora al deferimento: la Commissione manderà una lettera di messa in mora complementare al governo, perché le concessioni per la gestione di alcune centrali idroelettriche vengono ancora affidate tramite proroghe automatiche e non attraverso bandi di gara trasparenti. Una pratica diffusa in diversi Paesi europei che però contrasta con la normativa Ue sul mercato unico.

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