Ricatti sessuali in cella A processo per molestie sul giovane detenuto
Lui lo dice al giudice, su suggerimento del suo avvocato difensore che tenta di smontare le accuse: «In 30 anni di cella, in tutti i carceri dove sono stato, nessuno mi ha mai accusato di violenza sessuale. E nemmeno fuori dai carceri», risponde Gabriele De Rossi.
Ma è lì davanti, nell’aula di giustizia, perché accusato da un giovane compagno di cella di attenzioni sessuali, imposte con il ricatto da De Rossi. Il processo ieri ha visto proprio il suo interrogatorio a sua difesa in cui ha spiegato che in realtà non c’era motivo di tutto questo, visto che il giovane compagno aveva voluto lui andare in cella con De Rossi. Ricostruzione del tutto opposta da parte del giovane detenuto, 40 enne mentre De Rossi di anni ne ha 66.
Un passato criminale di tutto rispetto (droga, rapine e tanto altro) in carcere con cumulo di pena di 24 anni, contatti con gruppi criminali di rilievo. Lui, secondo l’accusa, avrebbe imposto queste attenzioni sessuali al giovane compagno di cella («io ero solo un rapinatore», ha spiegato sottolineando la sua soggezione verso il boss), ricattandolo. Gli avrebbe detto che se lui non avesse accolto le sue richieste (toccamenti e altro) avrebbe fatto di tutto per bloccargli colloqui coi familiari. Il giovane detenuto ha sopportato le avances per due settimane, poi non ce l’ha fatta. Lo vide in cella piangere uno degli ispettori che gli chiese il motivo di quelle lacrime: da qui la confessione di quelle attenzioni sessuali su ricatto. Da qui parte la denuncia, da qui poi il processo che ieri mattina è giunto in aula e dopo i primi interrogatori è stata aggiornata al prossimo 15 maggio con la testimonianza dell’ispettore che raccolse le confidenze del giovane detenuto che subiva quelle attenzioni sessuali in cella. —
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