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dietro le quinte del teatro 

Professione tecnico luci: al Comunale crescono i light designer del futuro

Samuele Govoni
Professione tecnico luci: al Comunale crescono i light designer del futuro

Seicento ore di corso tra lezioni e stage, alla fine un attestato spendibile in tutta Europa. Ziosi: valorizziamo le eccellenze

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Il fondale nero, le quinte, la graticcia, le luci e le macchine. Dietro uno spettacolo o un concerto c’è un mondo intero che si muove. Operatori e tecnici specializzati si spostano nel buio, illuminati da piccolissime torce a led, praticamente impercettibili al pubblico in sala. Fanno in modo che la parte tecnica e quella artistica procedano di pari passo in modo da garantire lo la riuscita dello show. Sono uomini e donne che vivono il teatro, che conoscono i suoi angoli come le loro tasche ma che, allo stesso tempo, restano sullo sfondo. Macchinisti, attrezzisti, tecnici luci, addetti alla comunicazione, fanno tutti parte dell’industria dello spettacolo.

il progetto

La Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia hanno avviato - accreditati presso la Regione Emilia Romagna nel 2017 come Organismi di Formazione Superiore e permanente – in partnership con il centro di formazione professionale la Fondazione Alberto Simonini, una delle istituzioni più attive negli ambiti della formazione a livello regionale, stanno portando avanti l’attività formativa per creare nuove figure specializzate da inserire nel mondo del lavoro.

«Ci siamo chiesti come potevamo capitalizzare le nostre risorse per avere un impatto sul territorio e - spiega Roberta Ziosi, presidente della Fondazione ferrarese - abbiamo trovato la risposta in un sistema di rete che mette in contatto e collaborazione diversi teatri di tradizioni presenti sul territorio. Il corso che si è tenuto qui l’anno passato è stato più che positivo, gli allievi nei mesi successivi hanno trovato un impiego e questo risultato ci ha spinti a continuare». Quest’anno i corsi sono due, uno per tecnici delle luci con competenze di sound engineering e uno di “Performing Communication”: strumenti e prassi per la comunicazione dei teatri e dello spettacolo dal vivo. Gli allievi si spostano tra Ferrara e Reggio Emilia, tra teoria e pratica e, una volta ultimate le lezioni, cominceranno gli stage; vera e propria “palestra” del mestiere.

Il valore della luce

Sono una decina gli allievi che per vocazione, curiosità e passione stanno seguendo il corso per tecnici delle luci. Alcuni vengono anche da altre città, come Francesca Pompili di Montecchio Emilia, che dopo una serie di lavori saltuari si è lanciata in questa nuova avventura. «Stavo guardando gli spettacoli in cartellone quando sul sito mi è comparso l’annuncio di questo corso professionale e mi sono detta: perché no? Ho presentato la domanda e ora eccomi qua». L’età è varia, si va dai ventenni agli over 40, c’è chi cerca la sua strada, chi una qualifica in più e chi un’opportunità.

Mattia Lambertini, 22 anni da compiere, è ferrarese. Ha studiato all’istituto tecnico e poi ha scelto di cimentarsi in un settore che, fino a poche settimane fa, gli era estraneo. «Non conoscevo il teatro tranne - racconta - qualche spettacolo visto con la scuola e ho scoperto che dietro c’è un mondo intero. Mi piace quello che stiamo facendo e spero di riuscire a inserirmi nel campo lavorativo».

Seicento ore di corso: 360 di lezione e 240 di stage. Al termine del percorso gli allievi riceveranno un attestato che sancirà la loro preparazione e sarà riconosciuto e spendibile in tutta Europa.

l’abc della tecnica

A insegnare i rudimenti del mestiere, e anche qualcosa di più, ai ragazzi e alle ragazze del corso è Marco Cazzola, illuminotecnico del Teatro Comunale di Ferrara.

«Qui formiamo tecnici luci, figure piuttosto articolate visto che, specialmente in teatro, chi si occupa di luci deve sapersi muovere anche nel settore audio. Gli allievi - dice - sono motivati sennò non reggerebbero otto ore di lezione al giorno dal lunedì al venerdì; non è una passeggiata. Si parte dall’abc dell’illuminotecnica e si arriva al design delle luci, alla costruzione di un set e alle infinite sfumature che possono accompagnare uno spettacolo».

arte e pratica

«La luce è fondamentale perché interpreta il personaggio e, a seconda delle sua intensità e delle sue posizioni, tratteggia il contesto. Ho sempre pensato che attraverso la luce si possa sondare l’anima dei personaggi. Qui - conclude Cazzola - la tecnica si mescola con la sensibilità». —



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