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NoFanghi, 200 firme Anche Cia contraria

NoFanghi, 200 firme Anche Cia contraria

Primo banchetto del comitato che si oppone all’impianto Gli agricoltori: «Il progetto compromette il nostro territorio» 

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PORTOMAGGIORE. Ottima l’affluenza, ieri mattina, al banchetto organizzato dal Comitato No Fanghi durante il mercato di Portomaggiore, in quello che è stato il primo venerdì di raccolta firme contro l’impianto per la produzione di fertilizzanti tramite la lavorazione di fanghi di depurazione che potrebbe sorgere a Portoverrara.

Nonostante molti cittadini non sapessero nulla della vicenda, in tanti hanno iniziato a interessarsene grazie all’iniziativa dei promotori. Circa 200 sono state le sottoscrizioni in calce alla petizione, raccolte nelle prime due ore. Si replicherà anche nei tre prossimi venerdì di mercato (ma la mobilitazione coinvolgerà anche Argenta nelle mattinate di giovedì, a partire dal 14 marzo). Tuttavia i componenti del comitato pensano prossimamente di utilizzare il “casa per casa” per incrementare il sostegno alla loro battaglia.

LE MOTIVAZIONI DELLA CIA

Intanto anche Cia – Agricoltori Italiani Ferrara prende pozione sul progetto dell’impianto. Nelle ultime settimane l’associazione lo ha valutato attentamente e ha deciso di chiedere che l’iter sia fermato, appellandosi a un principio di precauzione già invocato nei mesi scorsi.

«Un territorio fortemente vocato alle produzioni agricole di pregio – spiega Gianfranco Tomasoni, allevatore di Bando e membro di giunta di Cia Ferrara – non può vedere compromessa la propria immagine a causa di un insediamento industriale certamente non strategico, che rischierebbe di alterare la percezione dei consumatori sulle nostre eccellenze agricole. Penso, ad esempio alle diverse varietà di pere, l’Abate in primis, che vengono esportate in tutto il mondo, agli asparagi e al cocomero, solo per citare alcune produzioni del territorio. Il mondo agricolo si confronta quotidianamente con la sfida della sicurezza alimentare e dobbiamo garantire che i prodotti dei campi abbiano standard qualitativi assoluti».

A giustificare il proprio “no” la Cia richiama i problemi, più volte sollevati, di viabilità. Poi Tomasoni prosegue: «Una cosa che ci ha fatto davvero arrabbiare, leggendo la richiesta di costruzione dell’impianto, sono le motivazioni che hanno spinto l’azienda a scegliere proprio il nostro territorio. L’hanno definito “banalizzato”, “fortemente atropizzato”, “senza alcun elemento naturale di pregio o eccellenza”. Un luogo, dunque, sul quale realizzare qualunque cosa a discapito dell’ambiente – spiega il dirigente Cia –. Tanto è banale. L’azienda, però, sembra dimenticare completamente che siamo a ridosso del Parco del Delta, un luogo dichiarato Patrimonio Mab (Man and the Biosphere), proprio per il suo grande valore ambientale. E negli anni si è cercato di valorizzarlo attraverso un turismo “lento”, che prevede la fruizione delle zone rurali per osservare la natura e magari degustare una delle nostre produzioni agroalimentari d’eccellenza. Qui – conclude Tomasoni – di “banale” non c’è proprio nulla. Il lavoro delle aziende agricole non è banale e nemmeno le esigenze dei residenti. Speriamo che la realizzazione di questo impianto venga bloccato, per il bene di tutti coloro che vivono e amano il loro territorio e per le filiere agroalimentari, le uniche in grado di garantire occupazione e sviluppo». —

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