«Quella volta che contasti i pioli di fissaggio della ferrata»
Gabriele Villa scrive un ricordo dell’ingegnere conosciuto al Club alpino Nel 2000 al corso di alpinismo mostrò la sua passione per i numeri
il ricordo
Ciao ingegnere, ti ho conosciuto alla sede del Club alpino che avevi iniziato a frequentare, ormai una ventina d’anni fa. Una persona ti aveva presentato a me dicendo “venga ingegnere che le presento il Vicepresidente”. Dopo scoprii che era stata una scusa per staccarsi da te, perché eri un “parlatore” instancabile ed era praticamente impossibile fermarti.
Iniziasti a frequentare le gite sezionali e un po’ tutti impararono a conoscerti, soprattutto i tuoi vicini sul pullman, ma avevi la faccia da buono ed eri entrato in simpatia a tutti e, poi, ti impegnavi nelle escursioni faticando insieme agli altri, anche se i direttori di gita dicevano che eri un poco disordinato. Nell’anno 2000 venisti ad iscriverti al corso di alpinismo e io tentai di dissuaderti, ma fosti irremovibile e così divenisti mio allievo. Oggi ricordo con simpatia sia quel corso che il nostro rapporto “bizzarro”, un po’ come eri tu come persona. Avevi la passione per i numeri, e da ingegnere ci poteva stare, ma tu andavi oltre.
Quando salimmo in bidonvia alla Marmolada contasti i para valanghe presenti sul pendio fino al Pian dei Fiacconi, ma mai mi sarei aspettato che tu contassi i pioli di fissaggio della ferrata Costantini alla Moiazza. “342 pioli” mi comunicasti soddisfatto quando arrivammo dove iniziava la discesa. Divenisti il mio “rain man”, soprannome che ti diedi ricordando il famoso film con Tom Cruise e Dustin Hoffman e così, come succede a Cruise, imparai a volerti bene.
In quel corso divenni il tuo amico, più che l’istruttore, quello che veniva la mattina nella camera del rifugio prima dell’uscita, per controllare cosa mettevi nello zaino, perché caricavi troppa roba e questo ti affaticava oltre misura. Ma non mi imponevo, cercavo piuttosto di convincerti sul fatto che astuccio con matite, pennarelli, bussola e cordella metrica non li avresti usati e che pure 5 bottigliette tra acqua e bevande varie non saresti riuscito a berle tutte in una giornata. Mi davi quasi sempre retta, ma sapevo che almeno una delle 3 bottigliette che avevo tolto l’avevi rimessa dentro...
Caro Paolo, dopo il corso quando ti avevo raccontato che un direttore di gita mi aveva detto che ti aveva visto “migliorato molto” avevi sorriso e io con te: era stata una soddisfazione per entrambi. Credo che, se esiste davvero il paradiso come ce l’hanno raccontato, ora potrai contare dall’alto le nuvole in cielo o magari contare le penne delle ali del tuo angelo custode che, evidentemente, deve essersi distratto quando ti hanno investito. Io ti porterò tra i miei ricordi piacevoli. Buon viaggio. —
Gabriele Villa
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