«Che emozione sentire il suono delle cicale e degli uccellini»
Alice adesso può ascoltare la voce dei suoi genitori e delle amiche Francesco ha scoperto la gioia del cinema e di una vita sociale piena
le testimonianze
«Signora non abbia paura!»
È la frase che più ha incoraggiato la signora Annalisa, mamma di Alice, una bambina di 11 anni di San Giovanni in Persiceto al quale è stato effettuato un impianto cocleare perché affetta da ipoacusia fin dalla nascita.
Riconquista dei suoni
«All’epoca non c’era lo screeneng neonatale e pertanto ci si è accorti del problema all’udito dopo la nascita della piccola Alice». L’equipe di Ferrara ha preso in cura la piccola per far sì che iniziasse a sentire attraverso l’impianto di quello che è un vero e proprio orecchio artificiale. La mamma di Alice ha definito l’impianto cocleare «la soluzione migliore al mondo», attraverso il quale la bambina ha potuto finalmente gioire udendo, potendo cogliere dopo l’intervento il frinire delle cicale e il cinguettìo degli uccellini, tutti rumori a lei sconosciuti prima dell’operazione. Dal canto suo Alice è pienamente consapevole di tutto ciò che ha vissuto nonostante la sua giovanissima età e ricorda perfettamente il momento del ricovero e le cicatrici post intervento. Una cosa meravigliosa in una bambina che racconta spensierata di frequentare la quinta elementare.
Uscire dall’isolamento
Un’altra testimonianza legata al cambiamento in positivo della propria vita è raccontata da Francesco, un 45enne ferrarese affetto da ipoacusia neurosensoriale profonda. «Stavo dormendo e avevo 4 mesi, quando a mia mamma è caduta una pentola - racconta l’uomo - e io ho continuato a dormire, senza avvertire alcun rumore».
Da quell’evento nel giro di pochi mesi a Francesco sono state impiantate delle protesi a scatola, molto ingombranti. La rieducazione logopedica è solo uno dei percorsi riabilitativi seguiti dal paziente che soltanto tra il 2015 e il 2016 attraverso l’impianto cocleare in entrambe le orecchie è riuscito a «sentire come le persone normali, ascoltando la tivù e andando al cinema», cosa non possibile fino a quel momento.
«Persone fantastiche»
«Qui ho incontrato persone fantastiche, che mi hanno aiutato moltissimo» spiega emozionato Francesco, che ha commosso i presenti ricordando la professoressa Claudia Aimoni, medico della clinica Orl e docente universitario scomparsa prematuramente pochi mesi fa. Ma la cosa che accomuna le due testimonianze è l’attaccamento a tutte le figure professionali che lavorano alla riuscita dell’intervento e alla piena ripresa della vita quotidiana. Un aspetto, quello della sordità che tende a isolare il malato estromettendolo dalla vita sociale, ma che può essere risolto rivolgendosi a professionisti competenti che si dedicano con impegno e abnegazione alla guarigione del paziente. —
S.B.
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