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La domenica

I riscaldamenti e l'incubo micropolveri

di LUCA TRAINI
La centralina di rilevamento di Arpae in corso Isonzo
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La centralina di rilevamento di Arpae in corso Isonzo

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sull'emergenza ambientale

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FERRARA. Quarantuno giorni con l’aria avvelenata dallo smog. Un avvio d’anno nero per Ferrara che a febbraio aveva già superato il limite massimo degli sforamenti concessi dalla normativa europea – prima città italiana, pessimo record – e con l’inizio di marzo ha pareggiato il dato delle micropolveri dell’intero 2018. La situazione è grave; è questione di salute, ripetono gli specialisti. Uno studio puntuale del centro studi di sanità pubblica dell’università di Milano Bicocca addirittura rintraccia una relazione costante tra i picchi di particolato e un aumento significativo del consumo di farmaci contro l’ipertensione arteriosa e l’insufficienza cardiaca. C’è poco da star sereni.


La siccità che sta caratterizzando questo anomalo inverno non è solo un problema per i campi, coltivati o da sci che siano. Favorisce la concentrazione di polveri pericolose, le Pm10 che hanno dimensioni inferiori ad un centesimo di millimetro, e tra esse le ancor più piccole, leggere, infide Pm2,5 che restano maggiormente in sospensione nell’aria e arrivano più in profondità nei polmoni, le più sottili anche fino agli alveoli. È su queste ultime che si concentrano gli studi scientifici più avanzati, come l’ultima analisi dell’Ispra che offre risultati che mettono in dubbio la reale efficacia del pacchetto di misure anti smog sottoscritte da Comuni e Regioni, e spunti di riflessione per rimodulare gli interventi.


Le auto e le moto, su cui puntano i più classici divieti, sarebbero responsabili di “appena” il 9% dell’inquinamento da Pm2,5 (i trasporti di merci su gomma di un altro 7,1%), meno della quota attribuita agli allevamenti (15,1%), quattro volte meno che i riscaldamenti (38%) indicati come prima causa della produzione delle polveri più fini.

Le misure emergenziali che scattano a singhiozzo quando le condizioni dell’aria peggiorano, ordinano anche di abbassare i termostati: massimo 19 gradi in casa e nei negozi, 17 nei capannoni industriali e dell’artigianato. Ma se i controlli al traffico sono laschi, nonostante il patto firmato dagli enti locali ne indichi un serio rafforzamento, le verifiche sul riscaldamento non sono mai partite. Mancano gli strumenti, sostengono dagli uffici; e forse manca la volontà.


La prescrizione può essere bellamente ignorata senza temere sanzioni. Sfacciatamente ignorata, come dimostrano quei negozi che anche nei giorni più freddi hanno potuto tenere le porte costantemente spalancate sulla strada e le commesse in maniche corte sotto flussi d’aria surriscaldata. È solo il più evidente di una serie di eccessi che non possiamo permetterci, e non certo per il rischio di un mal di gola con lo sbalzo di temperatura tra dentro e fuori.
Buona domenica.

Luca Traini
 

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