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Le reliquie di Sant’Antonio accolte dai fedeli: «Conservo ancora un pane benedetto»

Margherita Goberti
Le reliquie di Sant’Antonio accolte dai fedeli: «Conservo ancora un pane benedetto»

Il Santo da Padova “torna” a Ferrara dove visse nel 1228 Una devozione che dura nel tempo: «Mio figlio ha il suo nome» 

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L’EVENTO

Accolte ieri nella basilica di san Francesco da un gruppo numeroso di devoti le reliquie di Sant’Antonio da Padova. Si tratta di frammenti di ossa contenuti in una immagine del Santo con il Bambino in braccio e in due altre piccole teche che resteranno a Ferrara fino al 17 marzo. Accompagnate dai frati francescani che presiederanno alle numerose celebrazioni religiose, le reliquie simboleggiano il “ritorno” di Sant’Antonio nella nostra città dove visse fra aprile e maggio 1228 compiendo anche alcuni miracoli.

La devozione di questo Santo nato in Portogallo che dopo diverse peregrinazioni si stabilì in Italia, non conosce né età né tempi, come confermano le parole raccolte tra i fedeli.

«Io sono di Roma – ha ricordato Paola ormai ferrarese dal 1996 – e ricordo che tutta la mia famiglia gli è sempre stata devota. Mia madre conserva da moltissimi anni un “pane” benedetto preso alla basilica di Padova che non si è mai deteriorato e mi ha detto che alla sua morte desidera che venga nuovamente riconsegnato ai frati, e così farò».

Cristiano, di Cesta, terziario della congregazione dei Passionisti è venuto appositamente per pregare davanti alle reliquie, così come Antonella di Ferrara che ha chiamato suo figlio Antonio e ogni 13 di giugno va al santuario di Padova.

Sant’Antonio si consacrò frate agostiniano con il nome Ferdinando, ma nel 1219 quindi esattamente 800 anni fa, incontrò a Coimbra i fratelli francescani e abbandonò il suo ordine per seguirli. A causa di un naufragio sbarcò a Messina nel 1220 e da qui raggiunse Assisi ma nessuno lo conosceva e lo prendeva in considerazione, per cui Padre Graziano lo mandò all’Eremo di Monte Paolo (Forlì) con le mansioni di addetto alla cucina. Un giorno però c’era bisogno di un predicatore; gli chiesero se si sentiva di farlo, lui accettò e fu talmente grande l’effetto che fece sui fedeli che da quel momento il suo compito fu quello di predicare. Si spostò a Rimini, Bologna, Ferrara andò a Padova dove poi tornò per rimanere e lasciare 73 importanti omelie, diventando per volere del papa “dottore evangelico”.

Oggi a causa della chiusura del Duomo le messe vescovili si celebrano a S.Francesco alle 9 e alle 11 mentre alle 17 si terrà la solenne celebrazione presieduta da Padre Giovanni Voltan, ministro della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova e animata dai Piccoli Cantori di S.Francesco. —

Margherita Goberti

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