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Smog, pericolo polveri ultrafini «Fanno danni a tutti gli organi»

Stefano Ciervo
Smog, pericolo polveri ultrafini «Fanno danni a tutti gli organi»

La pneumologa: gli alveoli non bastano, ridurre l’esposizione Le centraline Arpae però rilevano solo le Pm più grandi

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Sta andando ad esaurimento la stagione dello smog primaverile ma il bilancio di questa prima parte dell’anno è pesantissimo. Da record, in negativo, è il numero di sforamenti, visto che in 67 giorni ne sono stati accumulati 41 nella centralina di corso Isonzo, tanti quanto l’intero anno scorso, e già abbondantemente sopra il limite europeo. E l’allarme salute per le esposizioni prolungate delle settimane scorse alle polveri, mai sperimentate con tale intensità, si acuisce con la messa in guardia da parte degli esperti sulle insidie delle polveri ultrafini, delle quali non si conoscono le concentrazioni, ma che sono particolarmente dannose proprio per la loro capacità d’infiltrarsi ovunque nell’organismo.

gli ultrapericoli

In tutti i report di Arpae sono indicate due tipologie di polveri sottili, che si differenziano per le dimensioni: le Pm10, cioè inferiori a 10 millesimi di millimetro, e le Pm2,5, che ne rappresentano la componente fondamentale. Le Pm10 sono la base dell’apparato di monitoraggio sanitario, e gli sforamenti per i quali scattano le misure emergenziali sono riferiti alla soglia di 50 µg di queste polveri presenti in atmosfera come media giornaliera. Il fatto è che gli studi più recenti stanno mettendo in evidenza i rischi, a carico soprattutto del sistema cardiovascolare, di una famiglia di polveri che nessuno monitora, o quantomeno della quale non si fanno report: le Pm0,1, dette ultrafini. «Sono così minuscole che superano la barriera degli alveoli polmonari, in grado di fermare le 2,5, e finiscono direttamente nel sangue - spiega Annalisa Cogo, pneumologa dell’Azienda ospedaliero-universitaria - Possono quindi dare origine ad un’infiammazione generalizzata che crea problematiche a tutti gli organi: l’apparato respiratorio, ma anche il sistema cardiocircolatorio. Parliamo di disfunzioni endoteliali, vasocostrizioni dei vasi cardiaci. Di quanto aumentano i morti da smog? Le ricerche sono recenti, datano dieci anni, ma lo stress ossidativo è importante. Più è prolungata l’esposizione, poi, e più aumenta il rischio».

al riparo

I report più recenti, tra l’altro, evidenziamo come le polveri inferiori a 2,5 siano prodotte più dall’inquinamento secondario, in particolare impianti di riscaldamento e allevamenti, che dalle emissioni dirette dal traffico.

Come ci si può proteggere, quindi, dai rischi delle polveri come pure da quelli dell’ozono, inquinante che presto prenderà il loro posto? «Quando ci sono picchi d’inquinamento atmosferico non è il caso di rispondere con farmaci, ad esempio per la pressione o il sistema respiratorio, se non sotto controllo medico - avverte la pneumologa - I comportamenti sono intuitivi: non svolgere attività fisica all’aperto, evitare i luoghi più trafficati, tipo la zona di piazzale San Giovanni». —

Stefano Ciervo

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