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Costretta a trascorrere la notte a Cona

Tra il 31 gennaio e il 1° febbraio una signora di 75 anni con una malattia cronica non aveva trovato un operatore che potesse portarla a casa

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Quello raccontato dalla signora Cardinali non è il primo caso conosciuto di difficoltà a reperire i mezzi preposti per l’accompagnamento a domicilio di pazienti dimessi e in difficoltà. Nella notte fra il 31 gennaio e l’1 febbraio scorsi infatti una paziente cronica di 75 anni, di Ferrara dopo essere stata visitata e dimessa dall’ospedale, è rimasta per tutta la notte in barella al pronto soccorso del Sant’Anna perché non aveva trovato un operatore che potesse trasportarla a casa.

L’unica opzione rimasta dunque era far passare la notte e verificare la mattina dopo se qualche associazione di volontariato che cura il servizio di trasporto in ambulanza fosse stata in grado di mettere a disposizione un mezzo. Un problema, quello del trasporto a domicilio di pazienti problematici per la quale si cerca una soluzione adeguata da almeno 5-6 anni, dall’apertura cioè dell’ospedale di Cona.

Il polo sanitario, va sottolineato, non ha competenze dirette sulla materia, perché il servizio non rientra tra le attività di stretta pertinenza sanitaria.

L’azienda ospedaliera, tuttavia, negli ultimi anni ha indicato una lista di “enti autorizzati ad effettuare trasporti di pazienti in dimissione” che sul sito del Sant’Anna Anna è aggiornata al 2018. Su quell’elenco sono riportati contatti, turni di lavoro e tariffe applicati da nove associazioni. Solo un sodalizio - così risulta da quell’elenco - garantirebbe il servizio notturno.

Un problema tornato ora alla ribalta con il nuovo episodio di sabato sera, a conferma della necessità di trovare al più presto una soluzione adeguata. —

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