Cani maltrattati, l’accusata si difende
Ha respinto ogni accusa, rivendicando davanti ai giudici l’affetto nei confronti dei suoi cani che, a suo dire, nutriva, lasciava dormire sul proprio letto e faceva seguire dal veterinario. Salvo poi mostrare molta meno sicurezza di fronte alla contestazione che dei libretti veterinari non è stata trovata traccia, limitandosi a spiegare di averli perduti.
È stata l’udienza dedicata all’esame dell’imputata quella di giovedì al processo per maltrattamenti di animali che vede l’Avedev, l’associazione che gestisce il canile comunale di Ferrara, come parte civile assistita dall’avvocato Davide Bertasi.
L’imputata è accusata di aver tenuto i cani in condizioni di grave incuria all’interno di un canile non autorizzato a Porporana. Già nel 2014, in seguito a segnalazioni, la polizia provinciale aveva eseguito un controllo a casa della donna, ma non era emerso nulla di particolare. Tre anni più tardi invece, nel 2017, quando gli agenti provinciali si erano presentati a Porporana, avevano trovato e sequestrato 36 cani in precarie condizioni: nella struttura non c’era acqua corrente e gli animali (tra cui malamud, shetland e volpini di Pomerania) apparivano denutriti, sporchi e allo stremo delle forze, al punto che alcuni erano morti poco dopo e altri erano diventati aggressivi e ingestibili. Le adozioni dei sopravvissuti inoltre comportarono un surplus di spesa non indifferente per i proprietari perché i cani, spesso nati da unioni tra consanguinei, presentavano molti problemi di salute e avevano bisogno di cure.
Ai primi di maggio la discussione e la sentenza. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google