Fabbri: lotta al degrado E arrestare chi delinque
Il candidato sindaco del centrodestra ha parlato al focus sul turismo di Forza Italia La sua promessa: faremo rinascere Ferrara. Senza erba sui muri del Castello
Terminano gli interventi dei rappresentanti delle associazioni di categoria, senza che il mondo avverta scossoni. L’ultimo a parlare è il primo con la “spada”, colui che nutre l’ambizione di diventare l’unico sindaco non di Sinistra della storia repubblicana di Ferrara.
a suo agio
Alan Fabbri è a suo agio. Il dibattito sul turismo organizzato ieri da Forza Italia in Castello lo galvanizza. Si vede. Ed è proprio prendendo a spunto il Castello che il candidato sindaco del centro-destra lancia la prima delle sue frecce contro chi ha governato: «Parliamo di turismo, di rilanciare le potenzialità di questa città, e poi ti giri e vedi che sui muri (trecenteschi, ndr) del Castello – attacca Fabbri – vale a dire sui muri del monumento più rappresentativo di questa città, ci sono le erbacce. Mi sembra di sognare». Il coordinatore provinciale di Fi, Matteo Fornasini, ascolta e annota.
L’ex sindaco di Bondeno, capogruppo della Lega in Regione, parla verso mezzogiorno e lo fa per una ventina di minuti. Intensi. La sua faretra è ben fornita: «Faremo rinascere Ferrara – tuona Fabbri – la città deve continuare a vivere nella sua tranquillità, ma contemporaneamente deve aprirsi al mondo. Come? Ad esempio rivitalizzando i suoi tesori culturali e garantendo a chi viene da noi la sicurezza che merita». E la seconda freccia è lanciata.
Intanto la parola sicurezza fa sobbalzare dalla sedia un discreto gruppo di uditori: «Sicurezza? Ovvio – si fa trovare pronto Fabbri –, lotta al degrado e nessuna tolleranza verso i delinquenti. L’Esercito? Chiederò di potenziare la presenza dei soldati in città».
Mentre Cristoforo Colombo scopriva l’America (1492), Ferrara si chiudeva dentro le Mura. Singolare. Come si fa a sostenere che non siamo provincia? «Provincia sì – replica Fabbri –, tranquilla anche, ma pronta e sicura per accogliere i turisti».
Le Mura, la terza freccia. «Saranno interamente restaurate, un chilometro l’anno – promette il candidato del centro-destra – e diventeranno un percorso straordinariamente migliore di quanto non sia già oggi».
la quarta freccia
La quarta freccia si chiama, o meglio si chiamerà (si spera) Ferrara capitale italiana della cultura (per il 2019 il titolo non è ancora stato assegnato. Nel 2018 è stata Palermo): «Un minuto dopo essermi insediato – promette ancora l’Alan candidato sindaco – chiederò qual è il percorso per ottenere questo status». È un crescendo rossiniano. La quinta freccia è quella dell’ascolto: «Ascolteremo i commercianti, i cittadini; la mia esperienza nell’amministrare la cosa pubblica mi ha insegnato che nei salotti si può dialogare e conoscersi, certo; ma per fare le cose bisogna stare in strada con la gente». —
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