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coltivatori soddisfatti 

Origine in etichetta il riso sta rifiorendo Boom del prezzo superfici in crescita

Andrea Tebaldi
Origine in etichetta il riso sta rifiorendo Boom del prezzo superfici in crescita

A un anno dal nuovo obbligo quotazioni in aumento del 75% Nel Ferrarese sarà superata la soglia dei 6.500 ettari 

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A un anno dall’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine del riso aumentano fino al 75% le quotazioni dei raccolti Made in Italy dopo essere scesi su valori insostenibili per i produttori. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti che ha fortemente sostenuto la nuova normativa sull’obbligo di indicare la provenienza in etichetta entrata in vigore nel febbraio 2018 in una situazione di grave rischio per la sopravvivenza della coltura in Italia. E la superficie produttiva ferrarese è in crescita, dai 6.500 ettari dell’anno scorso.

rincari generalizzati

Secondo lo studio della Coldiretti, le quotazioni nell’arco di un anno sono aumentate del 70% per la varietà Arborio che ha raggiunto i 520 euro a tonnellata, mentre per il Selenio l’incremento è stato addirittura del 75% con 490 euro a tonnellata. Variazioni positive anche per tutti gli altri risi Made in Italy: dal Roma +54% al Sant’Andrea +49%, dal Carnaroli + 55% al Vialone Nano +32% fino al Lungo B +20%.

L’indicazione in etichetta dell’origine per il riso – spiega Coldiretti – deve riportare le diciture “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Se le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengono nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso”, seguita dal nome del Paese. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture “Ue”, “non Ue”, ed “Ue e non Ue”.

stop invasione

Alla valorizzazione della produzione nostrata ha anche contribuito, secondo l’associazione, anche lo stop all’invasione di riso asiatico nell’Unione Europea che da metà gennaio ha messo i dazi sulle importazioni provenienti dalla Cambogia e dalla Birmania che fanno concorrenza sleale ai produttori italiani. Sono previsti dazi solo sul riso Indica lavorato e semilavorato per un periodo non superiore a tre anni, con un valore scalare dell’importo da 175 euro a tonnellata nel 2019, a 150 euro a tonnellata nel 2020 fino a 125 euro a tonnellata nel 2021 ma è possibile una proroga ove sia giustificata da particolari circostanze.

«Si tratta del risultato della mobilitazione della Coldiretti nelle piazze italiane e nelle sedi istituzionali - ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - mentre Bruxelles ha riconosciuto il danno economico generato dai volumi di importazioni di riso, che nell’arco dal 2011/12 al 2017/18 sono aumentati del 256% , giustificando l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero». L’obiettivo dell’associazione è ora di estendere i dazi anche al riso non lavorato, che potrebbe essere raggiunto al termine della verifica in atto da parte dell’Unione Europea sul deterioramento dei diritti umani e dei lavoratori nel Myanmar, appunto la Birmania, come già avvenuto per la Cambogia. —

Andrea Tebaldi

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