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La provocazione della Cia: coccodrilli contro le nutrie

La provocazione della Cia: coccodrilli contro le nutrie

Ferrara, agricoltori esasperati dai danni provocati dagli animali importati: troppi danni. Il "nemico naturale" al posto di interventi mai risolutivi

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FERRARA. Risolvere i problemi provocati da fauna selvatica, in particolare nutrie e oche canadesi che danneggiano pesantemente le colture e gli argini dei canali, si può. La soluzione, secondo Gianfranco Tomasoni di Cia Ferrara è molto semplice: "Dobbiamo importare dei coccodrilli e liberarli nei canali di tutto il territorio. Forse, in questo modo, un problema che si trascina da anni e non è mai stato risolto, potrebbe trovare una risoluzione definitiva”.

 

Non è un pesce d'aprile anticipato ma "una provocazione evidente", sottolinea la stessa nota della confederazione di agricoltori, per la quale la questione è di quelle davvero fondamentali per il settore agricolo che, ormai da anni, deve convivere con una fauna selvatica che non viene contenuta e non attacca solo le colture, ma mette a rischio l’equilibrio idrogeologico del territorio. Gli animali selvatici non autoctoni continuano a dilagare. In più le aziende agricole devono sostenere i costi per la dissuasione, acquistando palloni e cannoni che non rappresentano una soluzione efficace.

 

“I palloni, soprattutto con il vento forte di questi giorni, sono volati via o hanno subito danni considerevoli – continua Tomasoni -. E saremo noi agricoltori, naturalmente, a doverli ripristinare, sostenendo dei costi aggiuntivi perché il contributo regionale di 2.500 euro a fondo perduto, soprattutto per chi ha molto terreno, non copre certamente la spese. Conti alla mano, servono almeno 10 palloni per ettaro che costano dai 9 ai 10 euro. Poi bisogna aggiungere bastoni e ferri per fissarli. Quindi un’azienda di dimensioni medie, di circa 60 ettari, dovrà spendere 6mila euro. Parliamo poi dei cannoni, un’altra nota dolente. In questo caso dobbiamo mettere un cannone ogni 3 ettari a un costo che può variare dai 300 ai 500 euro e prendendo la nostra solita azienda di 60 ettari, siamo a venti cannoni che, anche considerando il range di prezzo inferiore, costano altri 6mila euro. Se la regione ne dà 2500 gli altri dove li va a recuperare l’azienda? Inoltre gli ambientalisti, sempre molto attenti alla salvaguardia del territorio, dovrebbero preoccuparsi anche di proteggere la bellezza del paesaggio rurale, e una campagna disseminata di cannoni e palloni somiglia più a un campo di battaglia, che a un armonioso paesaggio, soprattutto se parliamo di zone a ridosso del Parco del Delta del Po".

 

Non sarebbe una buona idea, è la conclusione di Tomasoni, "contrastare e limitare la proliferazione incontrollata di una fauna non autoctona - le oche canadesi erano parte di una ex oasi Wwf e sono rimaste sul territorio e le nutrie hanno origini sudamericane - con un antagonista naturale, come si fa già con gli insetti per la lotta integrata? Perché una soluzione va trovata ed è incredibile che una situazione di disagio così forte per l’agricoltura e l’ambiente, continui a venire affrontata con strumenti palliativi e mai completamente risolutivi”. 


 

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