Impianto fanghi «Attenzione alla provenienza dei materiali»
Ricercatrice del Ramazzini ospite del comitato contrario al progetto per fertilizzanti: «Accertamenti su quanto arriva da attività industriali»
PORTOMAGGIORE. «I fanghi di depurazione sono di due tipi: buoni e cattivi. Buoni se attengono alle sole attività domestiche, alla stregua dei vecchi letamai delle cascine; cattivi se derivano dalle svariate attività industriali che producono i 140mila agenti chimici pericolosi per la salute umana».
Con queste parole Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna, ha trattato il tema dei fanghi che sono il motore propulsivo dell’impianto di produzione di fertilizzanti che potrebbe sorgere a Portoverrara.
rischio ecomafie
Era affollata, mercoledì sera, la sala parrocchiale di Portomaggiore per l’incontro organizzato dal Coordinamento No Fanghi che si oppone alla realizzazione dell’impianto. Un centinaio di persone ha seguito la relazione dell’esperta sugli agenti patogeni ambientali che attaccano le difese degli esseri umani. Tanti i temi toccati. Quello più atteso, naturalmente, i fanghi da depurazione.
Per la Belpoggi è fondamentale l’attività di accertamento su questi materiali. «Ma chi controlla? Chi distingue le pecore dai lupi? Come fermare le ecomafie coinvolte nelle mille “terre dei fuochi” italiane per lo smaltimento delle sostanze tossiche?». Le domande della ricercatrice sono risuonate in sala, producendo grande interesse, che si è manifestato negli interventi dal pubblico.
Quasi tutti hanno rivelato una totale sfiducia nella possibilità di controllare davvero che cosa contengano le migliaia di camion che avranno a che fare ogni anni con l’impianto. Mentre alcuni hanno sollevato ancora una volta il tema della viabilità, incapace di reggere una tale mole di traffico.
lotta ai tumori
La Belpoggi si è soffermata inoltre sull’attività dell’Istituto Ramazzini, che si occupa di malattie legate al rapporto con l’ambiente e in particolare di tumori, con una ricerca d’avanguardia impostata da Cesare Maltoni. Nato nel 1970 con 170 dipendenti, l’istituto è stato poi depotenziato. «Oggi – ha scandito la Belpoggi – siamo in 25, se siamo ancora in vita è grazie al 5xMille, fondi dall’estero e autofinanziamento». —
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