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ieri la commissione 

Reddito di cittadinanza in città Poco personale per le pratiche

Giovanna Corrieri
Reddito di cittadinanza in città Poco personale per le pratiche

Comune e Asp sono in difficoltà. La piattaforma digitale non è attiva Servirebbero almeno tre unità in più per attivare i percorsi necessari

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E mentre ieri il “Decretone” che introdurrà il Reddito di Cittadinanza incassava la fiducia della Camera, avviandosi al Senato per la terza e definitiva lettura, la quarta commissione consiliare si riuniva in Municipio per studiare e cercare di capire quali ripercussioni avrà sui Comuni la misura tanto attesa da molti cittadini, che sostituirà misure precedenti come il Rei (da aprile non più riconosciuto né rinnovato), che ha generato non poche aspettative ma che nasconde anche qualche difficoltà applicativa.

Difficoltà logistiche

Per attivare i percorsi previsti, è stato sottolineato in commissione, sono necessarie piattaforme digitali non ancora attive, tempi più dilatati e risorse: «Ci sono difficoltà significative – ha detto il sindaco Tiziano Tagliani – Un problema di carico di lavoro e la mancanza di risorse aggiuntive che accompagnino queste misure», «per affrontare l’impatto iniziale – ha aggiunto la presidente di Asp Angela Alvisi – avremmo bisogno di almeno tre unità in più», e «alla conferenza Stato/Regione del 12 marzo – ha detto l’assessore Chiara Sapigni – i Comuni hanno chiesto di avere la possibilità di fare controlli sulle anagrafi, mentre per ora ogni ognuno ha la sua». Perplessità poi riguardo alcuni requisiti che potrebbero diventare discriminatori.

Il Reddito di Cittadinanza, ha spiegato Alvisi è una politica attiva del lavoro di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, «ma condizionata al rispetto di requisiti di cittadinanza e residenza, alla valutazione economica, alla immediata disponibilità al lavoro e all’adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale».

I requisiti

Requisiti essenziali sono: avere un Isee inferiore a 9.360 euro annui; possedere un patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, non superiore a 30.000 euro; avere un patrimonio finanziario non superiore a 6.000 euro; un reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui o a 9.360 se si è in affitto. Ma non si deve nemmeno essere intestatari di auto immatricolate nei sei mesi antecedenti la richiesta o di navi. A questo punto si può procedere con la domanda da presentare, come sanno bene i cittadini che dal 6 marzo si sono cimentati con la procedura, all’Inps, alle Poste o ai Caf convenzionati; c’è anche la possibilità di presentare la domanda autonomamente online.

«Le domande raccolte da Poste e Caf devono, da questi, essere inoltrate all’Inps entro dieci giorni lavorativi – ha proseguito Alvisi – E l’Inps deve verificare il possesso dei requisiti entro cinque giorni lavorativi». Il richiedente sarà poi convocato dai centri per l’impiego, se in possesso di determinati requisiti (assenza di occupazione da non più di due anni, età inferiore a 26 anni, beneficiario Naspi), o, diversamente, inserito in un percorso di Inclusione Sociale e convocato dai Servizi competenti per il contrasto alla povertà dei Comuni entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio.—

Giovanna Corrieri

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