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Da vittima di violenza a sfrattata con le figlie «Debito a sorpresa»

Davide Bonesi

Mercoledì il provvedimento sarà esecutivo per affitti arretrati La donna: ho saputo tardi di dovere 7mila euro per l’affitto

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CENTO. Ci sono storie che non sono destinate ad avere il lieto fine, anche se magari servirebbe poco, magari qualche migliaio di euro o alcune settimane di pazienza. Entrambe possibilità che per il momento non sembrano esserci per Maria (nome di fantasia, per tutelare i minori coinvolti), madre di due figlie che mercoledì dovrà abbandonare la casa dove abitano da sei anni per spostarsi temporaneamente in albergo, ma poi saranno senza una casa, per poco. Per poco, sì, perché sono costrette a lasciare la casa per circa 7.000 euro di affitto non pagato e a due solo mesi dalla disponibilità di andare nell’alloggio popolare che è già stato loro assegnato.


Ma la storia non è di oggi. Bisogna partire da più indietro nel tempo, da quando cioè Maria (che è straniera)denuncia il marito per l’ennesimo episodio di violenza domestica. Immediatamente lei e le sue bambine vengono prese in carico dai servizi sociali di Ferrara, città dove vivono, e per ragioni di sicurezza passate a quelli di Cento, i quali trovano per loro una sistemazione in un vicino Comune bolognese. Le cose finalmente si mettono al meglio, Maria trova lavoro - seppure part time - e le figlie vanno a scuola. La causa col marito si chiude con l’affidamento esclusivo delle figlie, che prendono il cognome della madre. Il problema è che ad un certo punto nessuno comunica a Maria (o lo fa male) che i servizi sociali non le pagano più l’affitto e lei si ritrova un’agenzia immobiliare che le chiede un anno di affitto non pagato, ovvero circa 7.000 euro.


«Non ho visto alcun contratto. Appena saputa la cosa ho cercato di pagare - dice Maria -, ma con lavori part time e due figlie non riesco a pagare più dell’affitto. Sono andata avanti così per quasi quattro anni, ma non è bastato...». E così lo scorso mese di giugno Maria è tornata in Tribunale, stavolta con esito negativo: sarà sfrattata assieme alle figlie.

«Ho chiesto aiuto in tutti i modi, non soldi, ma un appartamento o almeno un posto dove mettere le nostre cose. Riesco a pagare l’affitto ma senza un lavoro a tempo indeterminato nessuno mi dà una casa in affitto e io, straniera e senza patente, fatico a trovare lavori diversi che non siano part time. Ho chiesto aiuto ai servizi sociali di Cento, ma dicono che non possono più fare niente. Ho chiesto aiuto al sindaco del Comune dove ho preso la cittadinanza, ma con scarsi risultati. Ho presentato domanda per un alloggio popolare, sono seconda e mi sarà assegnato fra due mesi, ma il 27 marzo c’è lo sfratto. Fra l’altro, l’ufficiale giudiziario che ha portato il documento a casa ha trovato mia figlia malata e a casa da scuola e le ha fatto firmare la carta, dicendo a lei che dovevamo svuotare la casa entro la data dello sfratto...».


Intanto, la nuova richiesta al Comune dove risiedono ha fatto sì che per Maria e le due figlie ci sia un albergo pronto ad ospitarle, ma per 15 giorni. «E poi che facciamo? Dove mettiamo le nostre cose: i mobili, gli abiti e i libri di scuola? E se anche ci fosse qualcuno disposto ad aiutarci dove vivevamo prima, a Ferrara, io senza patente non potrei andare a lavorare e le mie figlie a scuola...». —

 

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