Enelcaccia lancia l’allarme «Il Boscone sta morendo»
Dalla mancata manutenzione degli alberi, all’acqua ormai diventata salata Frasson: i daini costretti a lasciare il rifugio, il prelievo controllato è la soluzione
«Quasi 1.700 ettari di grande bosco abbandonati da tutti: uno splendido biotopo sta morendo. E va invece assolutamente salvato».
È Sergio Frasson, presidente provinciale Enelcaccia, a parlare. Cacciatore sì, ma «principalmente un amante della natura», così si definisce. Ottant’anni ben portati e una grinta da vendere: «Troppe persone – sostiene – fanno finta di non vedere come è ridotto il Boscone della Mesola». E cita sindaci del Basso Ferrarese, la dirigenza del Parco del Delta, «ma anche naturalisti e ambientalisti che si girano dalla parte opposta rispetto ai problemi», aggiunge.
acqua e alberi ko
Equilibrio fragilissimo, quello del bosco. Frasson lo conosce bene, lo vive, lo osserva. «Generalmente – dice con una metafora – quando un uomo è ammalato va dal medico. In questo caso è l’uomo che deve guarire il Boscone».
Una cosa gli fa impressione: un patrimonio verde che, a suo dire sta sfiorendo. «Basta passare da quelle parti in auto. Salta all’occhio la grande quantità di alberi caduti a terra, lasciati lì da chissà quanto tempo, abbandonati. La maggior parte sono già marciti», dice il presidente di Enelcaccia.
Un’altra cosa lo preoccupa: l’acqua, «quella presente è ormai diventata salata, bisognerebbe riportare quella dolce e ripopolarla, per esempio, con tinche e lucci: due specie che rischiano l’estinzione e che in quel posto sarebbero esenti dai predatori».
daini sulle strade
Tutto si lega in un ecosistema: l’equilibrio di cui si parlava prima. Rischia di spezzarsi. «Il sottobosco – riprende Frasson – non offre più sopravvivenza agli ungulati. Ecco perché il Daino delle Dune e i caprioli hanno abbandonato questo grande rifugio. Ne sono rimasti pochissimi. Per alimentarsi arrivano fino a Porto Garibaldi».
Un fenomeno che, peraltro, la Nuova Ferrara ha raccontato qualche settimana fa: i daini si springono nei centri abitati e questa “transumanza” comporta qualche problema. «Lungo la Strada Acciaioli – osserva il presidente provinciale Enelcaccia – li si può tranquillamente notare, ogni macchia è occupata dai daini che di notte girovagano qua e là. E quindi c’è il pericolo che si verifichino incidenti stradali, anzi tre si sono già verificati: grazie a Dio nulla di grave, si sono verificati solo danni materiali alle automobili. Ma a questo punto mi chiedo: dove sono gli organi competenti?».
A inizio febbraio c’è stato un summit tra Comuni, Polizia provinciale, Carabinieri forestali e Parco del Delta. Ma la soluzione è ancora lontana. «Servirebbe un prelievo controllato di quegli animali – sottolinea Frasson –, andare anche oltre le visioni esclusivamente protezionistiche e le tante resistenze. Non è facile». —
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