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la giornata mondiale 

Lotta alla tubercolosi trenta casi all’anno In campo nuovi farmaci

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La notizia, quattro giorni fa, ha fatto rapidamente il giro dei social e dei siti di informazione: uno studente del Politecnico di Torino, originario dello Sri Lanka, è morto dopo essersi ammalato di tubercolosi. Un epilogo drammatico, definito raro dai medici, ma che ha riportato l’attenzione su quella che gli infettivologi definiscono «la malattia infettiva più diffusa al mondo, con quasi 11 milioni di nuovi casi all’ anno associati a circa 1,5 milioni di decessi». A fare il punto per la provincia di Ferrara nell’imminenza della Giornata mondiale della tubercolosi, in calendario per domani, è il direttore del reparto di Malattie Infettive del Sant’Anna, Marco Libanore.

«Nella nostra provincia l’incidenza della tubercolosi è leggermente superiore a quella italiana con 8,9 casi per 100mila abitanti, con netta prevalenza delle forme polmonari (69,1%) rispetto alle extrapolmonari - precisa lo specialista - Negli ultimi 20 anni il numero dei casi di Tbc è variato dai 22 del 2015 ai 42 del 2007 e 2010 (31 nel 2017), con una media di 32,5 casi all’anno. Nelle statistiche più recenti si nota che la malattia risulta più frequente nella popolazione extracomunitaria (70,4%) rispetto a quella italiana (29,6%)». Per alcuni decenni si è registrata «un’importante riduzione dell’incidenza nel nostro Paese».

La svolta si è avuta con «i mutamenti epidemiologici legati all’espansione del fenomeno migratorio, con l’incremento delle condizioni di indigenza in alcuni strati della popolazione italiana e con l’aumento costante di numerosi fattori rischio, come il diabete mellito e le molteplici condizioni di immunodepressione, compresa l’infezione da Hiv». I nuovi trattamenti «basati sull’ impiego in combinazione di farmaci innovativi come bedaquilina e/o delamanid (farmaci già impiegati anche al Sant’Anna) hanno contribuito ad incrementare il tasso di risoluzione delle forme tubercolari multiresistente(Mdr) ed extraresistente ( Xdr)». Riconoscimento precoce della malattia e trattamento adeguato ed appropriato rimangono i cardini fondamentali per la prevenzione. —

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