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locazioni più vantaggiose 

Le aziende agricole scelgono l’affitto Accordi “facilitati”

Andrea Tebaldi

Crescono i contratti grazie alla possibilità di convenzione La pressione fiscale non incoraggia a diventare proprietari

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«L’affitto in agricoltura è in continua crescita, grazie soprattutto alla possibilità di stipulare convenzioni di affittanza agraria in deroga alla normativa vigente, (art 45 della legge 203/82 sulle norme dei contratti agrari), secondo la quale sono validi anche gli accordi non aventi natura transattiva e stipulati tra le parti con l’assistenza delle associazioni agricole».

5.500 convenzioni

Lo afferma Giorgio Zaniboni, presidente del Sindacato Proprietari con Beni Affittati di Confagricoltura Ferrara. «Le convenzioni di affittanza agraria, sono accordi tra proprietari e affittuari, in deroga alla normativa vigente, che prevedono la fattiva assistenza e partecipazione delle Organizzazioni Professionali di categoria delle parti contraenti, a livello provinciale – spiega Zaniboni – Sono oltre 5.500 le convenzioni di affittanza agraria stipulati da Confagricoltura Ferrara nel corso degli ultimi 5 anni, e riguardano poco meno di duemila associati, proprietari di circa 27mila ettari di terreni agricoli. La superficie agricola utilizzata in affitto a livello nazionale ammonta a circa 5,8 milioni di ettari, pari a oltre il 45% della superficie agricola utilizzata (Sau) totale. Negli ultimi quindici anni la Sau in affitto ha registrato un aumento notevolissimo, pari a circa il 90%. Anche grazie allo sviluppo dell’affitto, la superficie media aziendale nazionale si è incrementata da 5,5 a 11 ettari, mentre quella della Regione Emilia Romagna da 10, 64 ettari a 14,49 ettari».

I vantaggi

«Ferrara - prosegue Zaniboni - risulta essere, a livello regionale, la provincia con la dimensione media aziendale più elevata (circa 25 ettari), con il Basso Ferrarese che ha una Sau media superiore ai 32 ettari e l’Alto Ferrarese che ha quella più bassa (attorno ai 18 ettari). In un contesto sempre più incerto, molte aziende si affidano all’affitto per riorganizzare la propria attività, puntando sulla crescita dimensionale e sugli incrementi di produttività e di redditività che ne derivano, i soli che possono assicurare il futuro dell’impresa e conseguentemente del settore agricolo. Ed è per questo motivo che tra proprietari e affittuari non ci deve essere contrapposizione, ma al contrario deve essere sviluppato un rapporto propositivo che consenta di avere aziende competitive che possano disporre di adeguate superfici».

L’effetto-fisco

Il contratto d’affitto, conclude Zaniboni è pertanto di vitale importanza sia per la tutela del patrimonio, sia per la competitività delle imprese: «È uno strumento fondamentale per aprire la via dell’agricoltura ai giovani e nel contempo per consentire alle famiglie di mantenere la proprietà, garantendo l’unitarietà della gestione senza smembrare le imprese. Purtroppo norme fiscali, come l’Imu, penalizzano i proprietari con beni affittati discriminandoli rispetto a quelli che coltivano direttamente la terra e ciò è sbagliato, anche perché la campagna non è solo di chi la conduce, ma anche di chi ne è proprietario ed entrambi sono chiamati a rispondere e a garantire il suo migliore utilizzo nell’interesse dell’intera collettività». —

Andrea Tebaldi

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