L'ultimo saluto all'architetto Alberti
Basilica di San Giorgio fuori le mura con tantissime persone (e personsalità del mondo culturale e politico) per i funerali del 61enne, morto per influenza
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FERRARA. Tanta gente martedì mattina nella Basilica di San Giorgio fuori le mura per l'ultimo saluto all'architetto Andrea Alberti, morto a 61 anni per l'influenza. Numerose le personalità del mondo culturale e politico cittadino per l'ultimo saluto al docente universitario dell’Ateneo estense e Sovrintendente per i Beni architettonici e paesaggistici, morto venerdì scorso all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove era ricoverato per le complicanze di un’influenza che si era sovrapposta a condizioni di salute già critiche per la presenza di altre patologie.
Alberti, che avrebbe compiuto 62 anni il 27 aprile, abitava con la moglie in città, e non aveva figli. Dopo aver contratto l’influenza era stato ricoverato all’ospedale di Cona in condizioni problematiche a causa di una grave insufficienza respiratoria. Dopo una ventina di giorni, a metà marzo, era stato trasferito all’ospedale Sant’Orsola di Bologna per essere sottoposto a una speciale terapia che purtroppo non è servita a salvargli la vita. Nel primo pomeriggio di venerdì, il decesso.
Attualmente Alberti, che si era laureato in Architettura nel 1984 presso l’Università di Firenze con il massimo dei voti, era Sovrintendente alle belle arti e paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, dopo aver ricoperto l’incarico di Sovrintendente per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Brescia, Cremona e Mantova e, ad interim, per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.
Ma il suo legame con Ferrara era rimasto stretto e profondo. Per quasi dieci anni, dal 2000 al 2009, era stato direttore responsabile del Centro operativo di Ferrara della Soprintendenza di Ravenna e contestualmente, direttore del Museo di Casa Romei e del Complesso dell’Abbazia di Pomposa. Fino al 2013 inoltre aveva avuto incarichi di docenza nelle materie del Restauro Architettonico alla Facoltà di Architettura di Unife, proseguita poi con incarichi di supporto alla didattica. Fino all’ultimo aveva continuato a lavorare, nonostante i problemi di salute. Chi lo conosceva bene lo descrive come una persona di grande disponibilità, profondo conoscitore dell’architettura e del paesaggio urbano, a cui aveva dedicato la sua vita con passione, entusiasmo e competenza.
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