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Donne vittime di violenza Una casa per ricominciare

Annarita Bova
Donne vittime di violenza Una casa per ricominciare

In un anno il rifugio ha ospitato quattro vittime con i loro tre bambini  L’appartamento era stato confiscato alla mafia e si trova in un luogo segreto

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Un rifugio, un luogo dove sentirsi protette e soprattutto dove poter portare i propri figli lontano dalla paura. Per le donne vittime di violenza un appartamento può rappresentare la salvezza, un luogo da cui poter ricominciare a vivere.

Un anno fa il Comune di Comacchio ha messo a disposizione del Centro donna e giustizia un appartamento confiscato alla mafia destinato a casa rifugio ad indirizzo segreto quale luogo di prima accoglienza e per quattro di loro, arrivate con i bambini, varcare la soglia è stato come perdersi in un lungo abbraccio.

i numeri

In un anno le donne ospitate sono state appunto quattro con tre figli minori. Attualmente l’alloggio è occupato da due donne con due bambini e l’età delle ospiti va dai 20 ai 38 anni. L’appartamento è stato occupato sia cittadine italiane che straniere e vengono tutte da fuori comune.

l’obiettivo

«Vorremmo che ce ne fosse bisogno sempre meno di posti del genere – dice il sindaco Marco Fabbri – Intanto però è nostro dovere proteggere chi ha bisogno. Il lavoro del Centro donna e giustizia è fondamentale e da parte nostra cercheremo ogni possibile soluzione per permettere a chi subisce violenza di tornare a vivere».

La casa ha un indirizzo segreto ed è una struttura che ospita donne, con o senza figli che subiscono violenza e che si trovano in stato di pericolo e quindi costrette ad abbandonare la propria abitazione.

l’ospitalità

L’ospitalità per la donna è gratuita e ha l’obiettivo di «proteggere e salvaguardare l’incolumità fisica e psichica delle donne a prescindere dalle loro convinzioni etiche, religiose, culturali, politiche, dalla loro lingua e provenienza», sottolinea Fabbri.

A fronte di espletamento di procedura negoziale espletata dal Comune di Comacchio, la gestione della Casa è stata affidata al Centro Donna Giustizia di Ferrara.

come funziona

«Nessun territorio può essere autosufficiente nel gestire la accoglienza e i servizi conseguenti alla presa in carico di vittime di violenza – fa presente il sindaco – Il progetto realizza interventi di accoglienza e protezione, che vanno dall’ascolto, al sostegno psicologico e sociale, alla consulenza legale, alla protezione in casa rifugio, ai percorsi di uscita dall’isolamento sociale mirati all’emancipazione».

L’équipe “Uscire dalla violenza” coordina il modello di accoglienza secondo le caratteristiche dei centri antiviolenza, mettendo in rete i nuovi sportelli territoriali aperti a Cento, a Comacchio e Codigoro. —



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