«Orari discriminanti per la madre lavoratrice»
LA SENTENZA
Non spetta a un giudice intervenire sull’orario di lavoro, ma è suo dovere ordinare la rimozione degli effetti della discriminazione. Questo uno dei passaggi chiave della motivazione della sentenza con la quale il giudice del Lavoro Monica Bighetti lo scorso 24 gennaio ha condannato il Bennet di Cento a risarcire per danno da discriminazione una dipendente alla quale erano stati assegnati turni tali da impedirle di seguire adeguatamente una figlia minore malata oncologica. Il giudice sottolinea che la dipendente risulta essere «l’unica lavoratrice a tempo pieno che non alterna aperture e chiusure» e che «la mansione di cura non può prevedere l’assenza continuata e totale nei pomeriggi e sere, momenti in cui la minore è libera da impegni scolastici, in pratica gli unici momenti in cui può frequentare la madre. E il contratto collettivo prevede uno specifico impegno a conciliare le esigenze dell’azienda con quelle del dipendente».
La madre, non riuscendo a ottenere turni più consoni dall’azienda e pur continuando a rispettare sempre gli orari imposti, era ricorsa alle vie legali assistita dagli avvocati Alberto Piccinini, Sara Antonia Passante e Rita Mazzanti, ottenendo un risultato fondamentale per i diritti dei lavoratori nel riconoscimento di un danno che, scrive il giudice, «riguarda il patimento sofferto per non avere potuto accudire la propria figlia minore a sufficienza». —
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