Allarme lanciato dal Serd «Giovani frustrati e fragili provano nuove droghe»
l’analisi
Si abbassa sempre di più l’età di coloro che fanno uso di droghe, sempre diverse, che si modificano rapidamente, tanto da sfuggire spesso alle stesse indagini tossicologiche, e che producono effetti imprevedibili. «L’intossicazione è ormai un’emergenza sanitaria e sociale», questo l’allarme lanciato ieri, all’ospedale Sant’Anna, nel corso del convegno “Uso e abuso di sostanze psicotrope nei giovani. Quali strategie a Ferrara”, che ha voluto porre l’accento sulla necessità di un approccio multimediale e di squadra al problema.
Il profilo dell’adolescente che consuma sostanze è imprevedibile, ha detto Luisa Garofani (responsabile Serd Ferrara), «sono i ragazzi della porta accanto, ragazzi normali che diventano sperimentatori di sostanze sempre più modificate e sconosciute. Questi adolescenti – ha aggiunto – non sanno fronteggiare le frustrazioni subite e sono messi in pericolo dalla loro stessa condizione psicologica». Cosa fa il Serd per loro? Lavora in rete, «nei casi complessi – ha spiegato Doriana Beltrami (tossicologa del Serd) – siamo in equipe, a livello sanitario, con la psichiatria per esempio, a livello educativo con gli istituti scolastici, ma anche con prefetture e utenza carceraria, a livello giuridico. I nostri obiettivi? Portare il paziente a ridurre e poi interrompere il consumo delle sostanze, prevenire i danni associati a queste e informare». Collaborazione anche nella gestione dell’emergenza sanitaria preospedaliera: «Il 118 – ha detto Orazio D’Alessio (medico d’urgenza) – che si trova di fronte ad un paziente in stato di agitazione agisce con le forze dell’ordine». È fondamentale poi, nell’azienda ospedaliera ferrarese, il Pronto soccorso pediatrico, «un osservatorio privilegiato del fragile adolescente», secondo la pediatra Maria Rita Govoni, che ha suggerito una possibile strategia terapeutica: «Secondo certi studi gli adolescenti sperimentano sostanze di abuso per sintonizzarsi con i propri coetanei e poi, verso i 18 anni, il consumo delle stesse diminuisce perché subentra la necessità di entrare nell’età adulta. Bisognerebbe valorizzare il “rinforzo sociale” – ha detto Govoni – avvicinare, cioè, gli “sperimentatori” a coetanei non consumatori per scopo terapeutico vista la resilienza del cervello degli adolescenti». –
Giovanna Corrieri
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