Subito dopo Ferroni, anche Giubelli lascia la corsa al municipio
Il presidente dell'Ordine degli avvocati ritira la sua candidatura a sindaco: il suo testamento politico
FERRARA. A quattro ore esatte dal forfait di Giorgio Ferroni, anche Piero Giubelli alza bandiera bianca. Meno due candidati a sindaco, dunque, e il supposto fronte civico, mai compattato, va via via sfrondandosi. Le motivazioni del presidente dell'Ordine degli avvocati non sono dissimili da quelle del più giovane collega e vanno ricercate proprio nell'incapacità di trovare una sintesi fra le molteplici candidature sbocciate come margherite a primavera sui prati: un fenomeno del tutto inedito a Ferrara.
LA LETTERA
Gentile Direttore,
mi permetto di chiederle ancora un po’ di spazio, per informare gli elettori ferraresi della decisione di ritirare la mia candidatura per le prossime elezioni amministrative.
Ho lavorato con gli altri candidati civici, in queste settimane, per creare un Polo civico che potesse costituire una scelta alternativa per chi non voleva essere costretto a scegliere tra il PD o la Lega.
Con gli altri candidati civici abbiamo cercato di creare un’aggregazione di forze che fosse in grado di convogliare su di sé la voglia di cambiamento dei ferraresi rispetto alle amministrazioni precedenti, dando un segnale di forte discontinuità, senza che ciò dovesse necessariamente costituire una rottura totale con quanto di positivo era stato realizzato.
Credo sia fondamentale che la prossima amministrazione, qualunque essa sia, recuperi i cittadini alla gestione della cosa pubblica, coinvolgendo le persone nelle scelte, grandi o piccole che siano, non riducendo i cittadini al ruolo di semplici elettori, che conferiscono una delega al momento del voto, e poi vengono esclusi da ogni processo decisionale, là ove, invece, è essenziale il loro costante coinvolgimento, al fine di realizzare una democrazia partecipativa che affianchi la democrazia rappresentativa.
Spesso chi governa, in particolare quando lo si fa da lungo tempo, si scorda di queste esigenze e ritiene sufficiente garantire lo status quo, dimenticando quella progettualità che ti deve fare immaginare come dovrà essere una città tra dieci o venti anni, per cominciare a costruire oggi ciò di cui avrà bisogno la città futura.
Compito della prossima amministrazione dovrà essere quello di invertire questo senso di marcia, stimolando la classe degli imprenditori e quella dei commercianti ad immettere in circolazione stock di ricchezza, in sinergia con il Comune, in attività capaci di generare nuovi flussi, una classe imprenditoriale e commerciale che dovrà essere all’altezza dei doveri di responsabilità civica che devono competerle, e che sono certo saprà rinunciare a quella comoda patrimonializzazione, immobiliare e non, che, però, non genera lavoro.
Bisogna, poi, adoperarsi perché i flussi di nuova ricchezza, che potrebbero arrivare sul nostro territorio, non ristagnino, bloccati, talvolta, da pastoie burocratiche che le istituzioni amministrative frappongono al fare impresa, spesso per favorire multi-utility protette e monopolistiche.
E importante sarà il compito delle organizzazioni di categoria che dovranno essere protagoniste della modernizzazione della città futura, anche vigilando affinché prevalga la massima trasparenza e circolarità nell’assegnazione dei lavori, delle consulenze, degli incarichi.
Il Polo civico, svincolato da logiche e da esigenze di partito, ma con esclusiva attenzione ai bisogni della comunità, avrebbe potuto dare voce a coloro che si riconoscevano in questo progetto di ammodernamento della città e di gestione della cosa pubblica, coinvolgendo chi il proprio contributo avrebbe da sempre voluto dare, ma si è sempre sentito escluso dai processi decisionali.
Non mi interessa e credo interessi poco ai ferraresi, invece, un Polo civico che, rinunciando ad un ruolo da protagonista, si accontenti di fare il gregario, raggruppando liste al solo scopo di garantire il risultato elettorale a questo o quello schieramento, qualunque esso sia, senza una reale voglia di cambiare il volto della città e il modo di fare politica.
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Ho detto sino dal primo momento che non era mia intenzione spendermi in questa esperienza per garantirmi una piccola parte di potere, stando comodo in una coalizione e contando su qualche vantaggio futuro.
Penso, sinceramente, che un Polo civico avrebbe potuto cambiare il volto di Ferrara, rendendola una città ideale, trasparente, di vetro, dove quel posto o quel lavoro lo ottieni solo perché sei capace e non per ragioni di appartenenza, dove il denaro pubblico viene speso nell’interesse dell’intera collettività, dove la dignità del vivere sia garantita ad ogni persona, dove l’ascensore sociale sia assicurato a chiunque e ciò a prescindere dalle condizioni di partenza, dove il Sindaco, pure essendo espressione di uno schieramento, poi, governa per tutti.
Non siamo stati capaci di trovare una sintesi e la colpa è di tutti noi che ci abbiamo provato, me compreso, non senza nascondervi che qualcuno si è adoperato per affondare il progetto, temendo un nostro successo elettorale.
Forse i tempi non sono ancora maturi a Ferrara per un Polo civico forte, coeso, autorevole. Come ho detto dal giorno della mia candidatura, era questa una condizione necessaria per andare avanti e coerenza mi impone di tenere fede a questa mia iniziale promessa.
Spero, comunque, di avere apportato idee al dibattito politico locale, contribuendo al processo democratico di questa comunità alla quale sono fieramente orgoglioso di appartenere e per la quale continuerò a lavorare.
Vedo che molte delle idee che erano nel mio programma sono state riprese da altri candidati e, alla fine, ciò che conta è che chi vincerà le elezioni, chiunque esso sia, possa realizzare almeno qualcuno di questi progetti.
Il bene di Ferrara lo si può fare in mille modi e io continuerò, nel mio piccolo, a fare la mia parte per la mia città.
Grazie a chi mi ha seguito, a coloro che mi hanno aiutato e a chi ha dato voce e spazio alle mie idee.
Piero Giubelli
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