Ferroni e Giubelli gettano la spugna «Il polo civico non è maturo»
Il lionista: Fusari e Bova con i partiti, io no Il presidente degli avvocati: invertire marcia
lo scenario
I l polo civico non c’è più. Giorgio Ferroni, che peraltro era già uscito dall’alleanza, ieri ha rinunciato alla corsa a sindaco, «non senza rammarico», e a distanza di poche ore l’ha seguito l’altro avvocato Piero Giubelli, che invece nel polo era rimasto qualche giorno in più. Punto comune della loro analisi, «il polo civico non è ancora maturo a Ferrara».
polarizzazione
Ferroni ha preso atto che «la campagna si è polarizzata su Aldo Modonesi e Alan Fabbri, persone che stimo». I partiti hanno inglobato i civici, è l’amara analisi dell’avvocato lionista, che fa gli esempi di Italia in Comune di Pizzarotti, «a tutti gli effetti un partito», che candida Alberto Bova (Fc); o +Europa e Mdp con i quali si allea Roberta Fusari. «Mi fanno sorridere le dichiarazioni di Bova, che si pone come ago della bilancia, consapevole che solo con il ritorno del figliol prodigo - da parte mia, è evidente, l’invito è rifiutato, potrà ottenere un risultato al ballottaggio. Le sue parole evocano la strategia, lo scambio, la poltrona». Nessuna possibilità di «un polo che possa controbilanciare, anche domani, in consiglio comunale», il potere di centrodestra e centrosinistra.
Ferroni vuole peraltro varare «un’aggregazione tesa a promuovere la riflessione sui temi a me e al mio gruppo cari: disabilità, anzianità, rigenerazione urbana, cultura».
quali programmi
Giubelli, invece, in una lettera dai toni pacati, ripercorre il sogno di un polo civico «in grado di convogliare la voglia di cambiamento dei ferraresi rispetto alle amministrazioni precedenti, dando un segnale di forte discontinuità senza che ciò dovesse necessariamente costituire una rottura totale». Il «senso di marcia da invertire» doveva portare a coinvolgere «le persone nelle scelte. Spesso chi governa, in particolare quando lo si fa da lungo tempo, si scorda di queste esigenze». Vanno stimolati imprenditori e commercianti «a immettere in circolazione stock di ricchezza», evitare «pastoie burocratiche che le istituzioni frappongono al fare impresa, spesso per favorire multi-utility protette e monopolistiche».
I civici non hanno fatto sintesi «e la colpa è di tutti noi che ci abbiamo provato, me compreso, non senza nascondervi che qualcuno si è adoperato per affondare il progetto, temendo un nostro successo». Chi vincerà le elezioni, è la sua speranza, dovrà realizzare «almeno alcuni punti del programma», peraltro mai presentato ufficialmente. —
S.C.
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