La vecchia caserma in pieno degrado La riapertura per una esposizione
Visite nella struttura militare chiusa nel 1997 ora della Cdp L’ultimo custode: mi piange il cuore vederla così
“Fide itur ad astra”, andiamo verso le stelle della fede. È questa la scritta che ancora capeggia all’interno dell’androne della caserma “Pozzuolo del Friuli”, che rappresenta “Il simbolo dell’artiglieria” Controaerea, la specialità dell’esercito italiano che tra fino al 1992 era situata in via Cisterna del Follo.
Il sito militare è stato aperto in questo weekend e lo sarà anche il prossimo, unitamente ad altri luoghi di Ferrara nell’ambito dell’iniziativa “Riaperture”. L’edificio dal 2013 è di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti e tra gli enti interessati ad usufruire di tali spazi c’è anche l’Università di Ferrara.
La caserma, progettata nei primi anni del 900 a cura dell’ingegner Carlo Luppis, venne ufficialmente inaugurata nel 1930. In origine era occupata dal convento Agostiniano di san Vito, che venne demolito per adibire l’area ad uso prettamente militare. Entrando da via Cisterna del Follo si può scorgere da subito l’incuria dovuta agli anni di abbandono, dove in passato migliaia di giovani hanno svolto il servizio militare di leva obbligatoria. A giungere a Ferrara nel 1967, un giovane Caporal Maggiore, Vito Ferraro, oggi settantaduenne.
«Arrivai a Ferrara proveniente da Ravenna, nell’allora gruppo di Artiglieria Pesante e subito ci siamo messi al lavoro per ristrutturare la caserma». Erano anni duri, dove il Paese ancora sentiva l’incubo del secondo conflitto mondiale e Vito Ferraro si innamorò della città, dove vive tutt’ora e dove sono nati i figli Gabriele e Cristian. Vito Ferraro, nel tempo ha percorso tutti i gradi nell’ambito dei sottufficiali e nel 1990, a seguito di un concorso entrò a far parte degli ufficiali, coronando il sogno di un ragazzo venuto dal sud che ha terminato la sua carriera come Tenente Colonnello. In via Cisterna del follo era in visita anche Giuseppe Tornello, maresciallo in quiescenza. Tornello giunse a Ferrara nel 1969, quando la caserma era ancora definita “di correzione”, proprio per la rigidità che era imposta all’epoca a chi era impegnato nella vita militare. «Sono sdegnato nel vedere questi luoghi abbandonati a se stessi - racconta Tornello - ricordo ancora quanto venivano curati, io conosco ogni pietra di questo posto…». Dopo la chiusura del 4°/121° reggimento di artiglieria controaerea (di sede a Ferrara tra il 1975 e il 1992) le chiavi della Caserma furono affidate proprio a Tornello, che mantenne in ordine tutti gli spazi con solo l’aiuto di tredici militari, fino alla chiusura completa avvenuta nel 1997. «Ricordo ancora quando alla sera dell’ultimo giorno ripiegai il tricolore» racconta il commosso Maresciallo. Un tricolore del quale ora non è più presente nemmeno l’asta dell’alzabandiera. —
Stefano Balboni
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