In due uccisero un’anziana Chiesti dodici e otto anni L’ira del figlio della donna
«La pena richiesta è inadeguata Sono davvero sconvolto» Il legale: le richieste della procura sono coraggiose ma seguono il codice
FINALE EMILIA. Dodici anni per Hamza Driouch, accusato di omicidio volontario, rapina aggravata e calunnie e 8 per Ayoub Lamsid per aver concorso all’assassinio della 78enne Mirella Ansaloni nella sua casa di via Orazio Vecchi a Finale Emilia, il 18 settembre 2017.
Sono le richieste avanzate dal pubblico ministero Claudia Ferretti davanti al giudice per le indagini preliminari, nell’udienza per il delitto che suscito rabbia e cordoglio anche tra i cittadini dell’Alto Ferrarese.
LA PROTESTA
Di fronte a quella proposta di condanna è insorto il figlio della vittima, Simone Benatti, che alla fine dell’udienza si è lasciato andare ad un amaro commento mentre si trovava insieme al suo legale Valter Biscotti, noto per aver seguito i casi di Sarah Scazzi e Salvatore Parolisi: «La pena richiesta è inadeguata se paragonata a quanto accaduto. Sono sconvolto, ma in questo momento mi vergogno di essere italiano». Non ha voluto invece parlare l’altra parte civile, l’avvocato Silvia Ciancia che rappresenta il fratello della donna uccisa.
Ma come si arriva ad una richiesta di condanna del genere? Si parte da una base di calcolo di 21 anni, a cui scontare un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato e sottraendo altri anni per le attenuanti generiche prevalenti collegate alla giovane età dei due imputati e al fatto che, fino a quel momento, non avessero precedenti. Il 12 aprile ci sarà la sentenza.
LA RICOSTRUZIONE
Stando alla ricostruzione effettuata in tribunale e supportata dai riscontri, i due ragazzi si sarebbero fatti aprire la porta con una scusa (bere un bicchiere di acqua) per commettere un furto poi diventato rapina. Ayoub sarebbe però uscito dalla casa (ecco la contestazione di concorso anomalo) senza potersi rendere conto di cosa stesse avvenendo nell’appartamento di Mirella Ansaloni dove Driouch la colpì brutalmente con una bottiglia fino ad ucciderla. Hamza se ne andò prendendo una catenina d’oro e un po’ di contanti. Il monile venne poi piazzato ad un “Compro Oro” di Milano, città raggiunta in treno insieme a Samir Rida, inizialmente accusato dell’omicidio dallo stesso Hamza (ecco il reato di calunnia) e poi scagionato e accusato solo di ricettazione.
IL LEGALE
«Le richieste della procura - commenta l’avvocato Francesco Quadruccio che rappresenta Lamsid - sono oneste e coraggiose. Oneste perché seguono il codice e danno un valore alla condanna che non deve essere punitiva ma rieducativa. E per due giovani è più facile rieducarsi rispetto ad un pluripregiudicato. Coraggiosa perché è andata oltre il momento storico in cui, più che parlare di un omicidio, si discute della nazionalità degli imputati». —
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