L’Acf dice sì al recesso Annullato l’acquisto
Un ricorso all’Arbitro bancario di Bologna ha dato ragione ad una consumatrice ferrarese in un caso di recesso contestato dalla finanziaria, con tanto di iscrizione alla Centrale rischi. Il venditore era andato a casa della signora per indurla a sottoscrivere un contratto di acquisto di un prodotto e le aveva fatto stipulare un finanziamento con una società finanziaria a copertura dell’acquisto stesso. La signora, pentita dell’acquisto, aveva poi inviato temestivamente comunicazione di recesso con raccomandata A.r. alla società venditrice, informando anche la finanziaria, e restituito il prodotto non appena consegnato e comunque entro i 14 giorni di legge.
Tutto risolto? No, perché «la società finanziaria diffidava la cliente a restituire l’importo del mutuo, ed asseriva che il recesso era da ritenersi inefficace in ragione del fatto che il bene fosse confezionato su misura, segnalando il nome alla Centrale rischi come debitore insolvente» rende noto Federconsumatori. Gli avvocati dell’associazione, Massimo Buja e Ermanno Rossi, hanno presentato ricorso all’Abf di Bologna, contestando anche la presunta personalizzazione del bene in quanto sul contratto non c’erano indicazioni in questo senso. Il Codice di consumo prevede infatti che, se il diritto di recesso è escluso, questa esclusione debba essere esplicitamente evidenziata. La pronuncia del 29 marzo dell’Arbitro ha accertato la legittimità del recesso, dichiarando che le rate del finanziamento non erano dovute dal cliente, e ha intimato alla banca di provvedere all’immediata cancellazione dei dati della signora indebitamente iscritti nelle centrali rischi.
«Prestate molta attenzione ai contratti delle vendite a domicilio» è la raccomandazione di Federconsum. —
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