Marciapiede “al veleno” Al processo il Comune non è parte civile
SANDOLO. A differenza di Bondeno, Copparo e Argenta, il Comune di Portomaggiore non si è costituito parte civile nel procedimento penale aperto al tribunale di Venezia che riguarda le cosiddette “strade al veleno”.
Risulta solo un intervento, limitatissimo, in cui è stato utilizzato il “concrete green”, materiale prodotto da una ditta di Cerea (Vr) che si sospetta contenesse nichel, cromo, piombo e cloruro (tutte sostanze dannose per la salute) oltre la soglia di legge. Si tratta di appena 145 metri di marciapiede a Sandolo, tra via Violetta e via Sandolo-Gambulaga, realizzati nel 2014. Circa 45,6 metri cubi di “concrete green” è stato impiegato per realizzare il piano di posa finito, sotto il tappeto di usura in asfalto, per una spesa di 2.371 euro sui 9.491 conteggiati per l’esecuzione dell’intero marciapiede.
«Abbiamo valutato – spiega il sindaco Nicola Minarelli – che le spese legali complessive che dovremmo sostenere per la costituzione di parte civile nel processo, che avrà certamente tempi lunghi ed esiti in questo momento non prefigurabili, sarebbero superiori a quelle per l’effettuazione degli accertamenti tecnici e l’eventuale ripristino del marciapiede». Il cui rifacimento avrebbe un costo compreso tra i 12mila e i 19mila euro, a danno della ditta esecutrice.
La giunta ha comunque dato mandato al settore tecnico dell’amministrazione comunale di fare verifiche sul sito, mediante carotaggi, prelievi e analisi del materiale. Intanto un sopralluogo di una ventina di giorni fa non ha rilevato deterioramenti né alterazioni di sorta nel tratto di marciapiede interessato. —
Fabio Terminali
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