La Nuova Ferrara

Ferrara

portomaggiore

Chiesa gremita per l'ultimo saluto all'agente della Polstrada

Giorgio Carnaroli
Chiesa gremita per l'ultimo saluto all'agente della Polstrada

Familiari, amici e autorità civili e militari si sono riunite per dire addio a Roberto Zeri

3 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.30167087:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/portomaggiore-ultimo-saluto-all-agente-della-polstrada-di-argenta/109739/110234]]

PORTOMAGGIORE. Lui, Roberto Zeri 56, era un uomo dello Stato. Un poliziotto, anzi: un assistente capo coordinatore (un grado di recente istituzione). Un servitore a tutale della sicurezza. Un uomo che indossava la divisa e ne era orgoglioso: chi ha avuto modo di conoscerlo sa che è così. Una persona che ha dato i suoi migliori anni allo Stato e che purtroppo, prematuramente ha lasciato per sempre a causa di una malattia. Sabato mattina, al suo funerale svoltosi alla collegiata di Portomaggiore, lo Stato c’era, con le sue massime espressioni locali e in forma ufficiale. C’era, ed era ampiamente rappresentato con il questore Giancarlo Pallini, il sindaco Nicola Minarelli, ufficiali della stessa polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza. Ma c’erano – ed erano davvero in tanti – i colleghi, quelli del comando di Argenta dove Zeri per 25 anni ha prestato servizio risultando poi un punto di riferimento professionale e di bontà. C’erano colleghi con i quali ha condiviso ore in moto o in auto a vegliare lungo la statale 16 e sulla Romea.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.30167099:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.30167099:1650637442/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Poliziotti e associazioni d’Arma e di Corpo, che hanno indossato la divisa pur essendo fuori servizio, ma c’erano anche tanti altri in borghese, che non hanno voluto mancare e si sono mescolati fra le tante persone presenti sul sacrato e in chiesa. C’erano perché, in questi casi, c’è qualche cosa dentro di loro che li spinge alla partecipazione, che può essere solidarietà ma che invece ha un solo codice: spirito di corpo. Un sentimento forte, che unisce, aggrega soprattutto nei momenti difficili, del dolore. Un dolore che ha invaso la famiglia di questo poliziotto: la moglie Lorena, la figlia Giovanna e così pure il padre Carlo Zeri, la madre Vanda e la sorella Katia. In una chiesa gremita, mentre la bara color panna veniva messa davanti all’altare e due amici/colleghi con i quali ha condiviso il servizio ad Argenta, ponevano un cuscino di fiori segno di affetto e stima, don Ugo Berti, parroco di Portomaggiore, affiancato da don Pier Giorgio Lupi, cappellano della polizia, ha esordito dicendo: “L’altro giorno abbiamo accompagnato la madre di un figlio poliziotto(la mamma di Vanni Scapoli;ndr), oggi accompagniamo il figlio poliziotto di una madre”.

Nell’omelia ha poi aggiunto: “Il mistero della morte è grande, è un passaggio che ci rende impotenti di fronte al disegno di Dio. Rimane però tutto il bene come quello che Roberto ha dato, che ha fatto e che dobbiamo custodire come un tesoro”. Al termine del rito funebre, tanta gente si è messa in file per un abbraccio, una parola di conforto alla moglie e alla figlia. Un lungo abbraccio, carico di significati che si è protratto sul sacrato fino a quando, il carro funebre, mestamente, scortato da due ex colleghi in moto, si è allontanato verso la cremazione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google