La Nuova Ferrara

Ferrara

Centro servizi ortofrutticoli 

Meno acqua, più tech e Cina La frutta 4.0 secondo il Cso

S.C.
Meno acqua, più tech e Cina La frutta 4.0 secondo il Cso

Il confermato presidente Bruni: così si affronta l’era dei cambiamenti climatici «Servono cultivar adatte alla siccità. Mela e pera le regine da vendere in Asia»

3 MINUTI DI LETTURA





Il futuro della frutticoltura passa dalla capacità di adattarsi al cambiamento climatico, attraverso la tecnologia e la ricerca genetica, ma anche da nuovi mercati in apertura come la Cina e il Centro America, sui quali le nostre mele e pere di punta possono trovare sbocchi impensati. Sono le convinzioni di Paolo Bruni, 60 anni, appena rieletto per un altro triennio presidente del centro servizi Cso Italy. «Siamo partiti 24 anni fa con 14 soci, oggi siamo in 71 e ci siamo dati l’obiettivo di espanderci soprattutto nel Sud, dove per ragioni pedoclimatiche e di manodopera vi sono prospettive eccellenti» è la sua prima sottolineatura.

difficoltà e risorse

Il calo drastico di piovosità e gli sbalzi di temperatura all’interno della stessa giornata «sono già una realtà - ammette Bruni - e bisogna mettere a punto risposte su due versanti. Utilizzare acqua solo quando e nella misura che occorre, pratica resa possibile dall’impiego della tecnologia già disponibile (droni, georeferenziazione ecc.). Bonifiche Ferraresi è un esempio in questo ma vi sono altre realtà ferraresi all’avanguardia. Poi c’è la possibilità di selezionare attraverso la ricerca genetica delle cultivar in grado di resistere a mancanza d’acqua e sbalzi termici». Bruni non ipotizza la “risalita” verso nord di varietà tipicamente sudiste, «credo che i nostri punti forti resteranno la pera, in particolare abate e william, e mela, per chi sa fare melicoltura di pianura. Sarà decisivo saperle vendere nei nuovi mercati che si stanno aprendo».

Il Cso Italy ha come soci grandi società e consorzi come Salvi, Mazzoni e Apo Conerpo, che di sicuro hanno i mezzi per portare all’estero i nostri prodotti sfruttando anche i servizi del centro.

In questa fase, segnala Bruni, diventa cruciale il tema delle «barriere fitosanitarie, sul quale abbiamo appena firmato una convenzione con il ministero dell’Agricoltura per presentare dossier. Pensiamo alla Via della seta, cioè allo sblocco delle esportazioni in Cina. Ad oggi tra i prodotti frutticoli è possibile esportare solo kiwi e arance, ma proviamo a pensare cosa significherebbe riuscire a sdoganare pere e mele su un mercato del genere, superando le finte barriere fitosanitarie».

residui e mercati

La nostra frutta non ha quindi un reale problema di residui? «Si tratta di un pregiudizio - è la difesa del presidente Cso - basti pensare che il 99,7% dei nostri prodotti, secondo il ministero della Sanità, è a norma, un dato molto superiore a quello europeo e mondiale. L’introduzione del biologico risale a 25 anni fa e da allora è stato sviluppata anche la lotta integrata».

Altri mercati sui quali puntare? «L’Asia in genere è un obiettivo, con particolare riferimento al Vietnam. Ma anche il Messico promette molto bene, tenendo conto che sarà difficile recuperare in Russia il terreno perduto con l’embargo» è la sottolineatura di Bruni

La stessa azienda di famiglia, l’Erba del persico di Portomaggiore, ha sviluppato nel 2018 l’export con Cina, Giappone e Emirati. —

S.C.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google