Morì per un tumore La famiglia accusa i medici di diagnosi sbagliate
Nadia Ganzaroli di 61 anni è morta nel febbraio del 2018 Secondo i parenti le Tac effettuate al Sant’Anna non evidenziarono la malattia
Nei giorni scorsi si è tenuto l’incidente probatorio in relazione al caso della morte di Nadia Ganzaroli, deceduta nel mese di febbraio del 2018 all’età di 61 anni per un tumore. L’incidente probatorio è stato particolarmente lungo e dibattuto, con perizie del ginecologo Massimo Franchi e del medico legale Franco Tagliari, mentre il sostituto procuratore era Stefano Longhi.
La prima querela sporta contro ignoti risale al 28 novembre del 2016, presentata proprio dalla Ganzaroli ancora vivente, mentre oggi a portare avanti la battaglia legale per conto della vittima è il fratello (il cui avvocato è Olga Ferroni). Sul banco degli imputati il primo chirurgo dell’ospedale Sant’Anna che si occupò del caso medico della donna (difeso dall’avvocato Michele Caccia). Anche se in seguito la Ganzaroli si rivolse ad un altro chirurgo dell’ospedale di Cona, per poi finire il proprio calvario al Sant’Orsola di Bologna, dove le fu detto che ormai la situazione era compromessa.
il caso
La signora Ganzaroli si rivolse alla struttura sanitaria la prima volta nel novembre del 2015, quando una Tac al Sant’Anna rilevò dei linfonodi sospetti molto grandi (circa 3 centimetri), nell’aorta cavale. Fu subito richiesta per lei una laparotomia addominale per prelevare il linfonodo, intervento che dopo essere stato fissato per dicembre, fu effettuato nel gennaio del 2016. L’esame istologico diede però esito negativo.
Ma la donna ha continuato a stare male, richiedendo una seconda Tac addominale ancora al Sant’Anna, dove non fu evidenziato alcun problema. Ma il 2 agosto del 2016 la donna fece anche gli esami del sangue, i cui risultati furono completamente sballati, tanto da farle richiedere un ulteriore controllo, stavolta all’ospedale di Bologna, dove furono subito individuate delle metastasi ed un carcinoma ovarico papillifero. La donna fu dichiarata inoperabile e morì dopo lungo calvario più di un anno fa.
l’accusa
Secondo il fratello della vittima (tesi avvalorata dalla prima perizia effettuata da un medico poi sostituito perché in pensione), gli errori compiuti furono due: il prelievo dei linfonodi sbagliati (molto più piccoli di quelli maligni) durante la laparotomia così da non evidenziare il tumore; il non aver individuato la forma tumorale ormai avanzata nella seconda Tac.
A conclusione dell’incidente probatorio, l’intera documentazione è tornata a disposizione del pm ed ora saranno avviate ulteriori indagini sul caso. —
D.B.
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