Il ritorno del pioppo per l’industria del legno Un albero “ferrarese”
Bisogna contrastare un paradosso tutto nostrano: l’Italia utilizza quasi 40 milioni di metri cubi di prodotti legnosi e ne importa dall’estero l’80% per soddisfare il proprio fabbisogno. Manca una politica di sviluppo della filiera foresta-legno.
«In questo quadro, la pioppicoltura assume un ruolo interessante: i prezzi sono raddoppiati negli ultimi due anni, passando da una media di 40-45 a 85-90 euro a pianta; la domanda dell’industria è in aumento a fronte, però, di una scarsa disponibilità interna; in più – spiega Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, e promotrice del convegno sul tema svoltosi ieri a Parma – il pioppo, che viene coltivato prevalentemente in pianura a ridosso dei fiumi, vive ora un nuovo Rinascimento anche per via dei suoi benefici ambientali (sottrae carbonio all’atmosfera, mitigando l’effetto serra oltre a preservare la pulizia e la stabilità dell’alveo del fiume, favorendone il normale deflusso). In tale direzione vanno parte delle risorse stanziate per il comparto nell’ambito del Psr regionale, destinate all’impianto di cloni a maggiore sostenibilità ambientale. Bene, infine, il via libera da parte dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po alla coltivazione nelle aree golenali demaniali».
Le superfici a pioppo investite in Emilia Romagna si attestano sui 4. 700 ettari su un totale nazionale di oltre 46mila ha. La regione è terza per ettari coltivati (dopo Lombardia e Piemonte) e seconda per volume di produzione, mentre il business complessivo del comparto italiano ruota attorno a 70 milioni di euro annui.
«Da tempo Confagricoltura sostiene la pioppicoltura; ora vogliamo incoraggiare l’aumento delle superfici coltivate e una maggior integrazione tra attività forestali e industria del legno. Per fare questo, però, abbiamo bisogno che si creino le condizioni affinché la coltura, come sottolineato anche dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, non venga più penalizzata. Occorrono agevolazioni fiscali e normative, il giusto riconoscimento all’interno della politica agricola comunitaria e che sia ampiamente riconosciuta alla pioppicoltura la sua funzione ecologica, connotata da una forte valenza territoriale», ha detto la presidente Bergamaschi agli agricoltori presenti in sala. —
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