Diecimila lettere inviate ai pazienti a rischio infezione
Il batterio Chimaera ha già fatto una decina di vittime tra il Veneto e l’Emilia Romagna, e uno dei casi più recenti riguarda una signora di 77 anni che era stata operata al Sant’Orsola di Bologna.
Gli ospedali a rischio
L’ospedale bolognese è infatti una delle strutture sanitarie della nostra regione in cui era stato individuato il batterio, oltre a al Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), all’Hesperia Hospital di Modena, al Salus Hospital di Reggio Emilia, al Policlinico di Parma e all’ospedale Villa Torri di Bologna. A Cona invece non c’è la Cardiochirurgia.
Allarme in Veneto
Ma il coinvolgimento di pazienti ferraresi non passa soltanto per l’Emilia Romagna: dal 2010 a oggi sono trentamila gli interventi chirurgici eseguiti nelle Cardiochirurgie della Regione Veneto, e tra i pazienti operati, e dunque potenzialmente a rischio, potrebbero esserci anche ferraresi che, in assenza del servizio di Cardiochirurgia a Cona, possono aver optato per una struttura attrezzata del vicino Veneto.
Lettere di avviso
Lo scorso autunno erano dunque partite diecimila lettere di avviso ai pazienti che tra il 2010 e il 2017 fossero stati sottoposti a intervento cardiochirurgico tra l’Emilia Romagna e il Veneto, tra cui appunto decine e decine di pazienti ferraresi che, come la signora di cui raccontiamo la vicenda nell’articolo qui sopra, si erano sottoposti a intervento in una delle strutture a rischio. Nelle lettere veniva consigliato ai pazienti di rivolgersi al proprio medico di base, all’ospedale più vicino o alla struttura in cui erano stati sottoposti all’intervento chirurgico nel caso fossero comparsi i sintomi sospetti
Nuovi macchinari
Nel frattempo, hanno fatto sapere le Regioni Veneto ed Emilia Romagna, tutti i macchinari in cui si era annidato il micidiale batterio sono stati sostituiti, ma i casi sospetti o conclamati potrebbero salire ancora di numero perché l’incubazione del batterio è di cinque anni. Nell’invio delle lettere di avviso è stata dunque adottata una scelta ancora più precauzionale, contemplando uno spettro temporale più ampio, dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2017.
I sintomi del batterio
Il batterio Chimaera è stato identificato per la prima volta nel 2004. È presente soprattutto nell’acqua potabile e in genere non è pericoloso per la salute umana.
I sintomi sono peraltro comuni ad altre patologie: febbre, perdita di peso inspiegabile, astenia, problemi gastrointestinali, sudorazione notturna, brividi alternati a caldo, vomito, dolori articolari e muscolari. Nel caso di operazioni a cuore aperto può svilupparsi un’infezione cardiaca. Se colpisce i polmoni si può avere tosse con sangue. Quelle più gravi possono evolvere in setticemia. La cura è un trattamento antibiotico con un ristretto numero di farmaci da assumere per un periodo prolungato di tempo. —
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