Prestare soccorso anche agli stranieri Serve un corso ad hoc
Non tutte le culture hanno il medesimo approccio con la malattia, le emergenze, la morte. Ed è per questo che, partendo dall’ex Germania Est, dove si è registrato negli ultimi anni un tasso di immigrazione molto elevato, è stato sviluppato un ambizioso progetto triennale Bicas (Building intercultural competencies for ambulance services), cofinanziato dall’Erasmus program dell’Unione Europea, per l’acquisizione di competenze interculturali e trasversali nelle professioni a contatto con le persone.
Per adesso i paesi partner sono la Polonia, l’Italia, con Euro Project, la Spagna e l’Austria, ma quando a luglio il progetto terminerà, corsi e contenuti saranno ampliati anche ad altri paesi. Alessandra Storari, di Euro Project Lab Ferrara, ha spiegato i contenuti dell’iniziativa: «Il corso di formazione per operatori dei servizi di ambulanza è cruciale in questo momento storico in cui molte persone diverse convivono e si incontrano in un mare multiculturale di non facile navigazione».
Spesso infatti, soprattutto nel settore sanità, ci si trova in situazioni critiche senza riuscire realmente a capire come comportarsi. In sostanza la proposta è quella di un corso, e di una applicazione, che tendono ad incrementare le competenze interculturali dei paramedici attraverso un percorso formativo continuo.
Ferrara durante i due giorni che hanno ospitato de delegazioni dei partner Bicas, è diventata il centro della mediazione culturale a livello non solo nazionale, in un settore molto delicato come quello dei servizi di ambulanza, perché soccorrere un ferito, un malato straniero, o trasportare un paziente di mentalità diversa, può diventare un problema, non solo di comunicazione.
L’assessore Chiara Sapigni ha infatti tirato le conclusioni di questa esperienza con un’osservazione significativa: «le difficoltà, in questi specifici momenti, non sono solo di lingua, ma anche e soprattutto culturali». —
E.D.D.
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