Berco, i sindacati sono critici «Mosse aziendali poco chiare»
Positivi i volumi produttivi e il fatturato, ma restano troppi punti interrogativi «Ritmi di lavoro compulsivi, nulla di certo per i precari e Rsu poco coinvolte»
COPPARO. Luci e ombre si alternano ancora alla Berco. È quanto emerso dal confronto dei sindacati con i lavoratori nelle assemblee di ieri, dopo tre incontri avuti con la direzione aziendale.
«Positivo è sicuramente il fatto che dal punto di visto dei volumi produttivi – dicono Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Rsu in una nota – del fatturato e della redditività, l’anno fiscale 2018-2019 sia al momento positivo e sicuramente migliore rispetto al recente passato. Positivo anche che questo nuovo management analizzi Berco non solo sotto l’aspetto dei costi e della loro riduzione, ma anche dal punto di vista organizzativo per puntare ad una maggiore produttività».
le criticità
Tuttavia, aggiungono i sindacati, «per quanto riguarda invece organizzazione del lavoro, strategie per il futuro, investimenti, organici ed in ultimo, rapporti con il sindacato, la situazione non si può dire sia altrettanto positiva».
«Condividendo l’analisi dell’azienda, secondo cui la Berco ha carenze tecnologiche, impiantistiche ed organizzative, la difficoltà principale risiede nel comprendere quale sia la strada individuata dall’azienda, Oltre al fatto – sono ancora parole dei sindacalisti – che il coinvolgimento delle Rsu risulta deficitario: l’esempio ultimo, l’attrezzeria che verrebbe dismessa, la Rsu non è stata minimamente informata».
richiesta di confronto
I rappresentanti dei lavoratori citano cambi di turno, pur previsti dal contratto, che «hanno un ritmo quasi compulsivo, le scelte del rapporto uomo macchina avvengono unilateralmente da parte dell’azienda. Per quanto riguarda poi lo smantellamento di impianti, operazione appena accennata nel dicembre scorso e senza entrare nello specifico, questo è già stato fatto almeno per i due terzi di un’operazione complessiva che riguarderà oltre 170 macchinari, senza comunicazioni rispetto alla gestione del personale coinvolto. Per quanto riguarda gli investimenti siamo di fronte alla reiterata dichiarazione dell’azienda di un impegno ne triennio di 45/50 milioni di euro. Ma i progetti latitano e con la logica dichiarata d’investimento che produce l’investimento successivo (tradotto: se qualcosa si blocca, si blocca tutto il progetto) la situazione risulta essere preoccupante. Il tema degli organici si trascina quello dei lavoratori precari. Ancora nessun disponibilità ad un confronto di merito che tenda a definire percorsi di stabilizzazione così come il contatto aziendale prevederebbe».
Per cui, in attesa di un più concreto confronto sindacale che ancora manca, si rivendica «chiarezza di fronte alle problematiche dichiarate dall’azienda: c’è la disponibilità ad aprire un confronto su organizzazione del lavoro, organici, rapporto diretti/indiretti». —
Franco Corli
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